modificato 2014-10-13

Mancuso: no alla sindrome da famiglia tradizionale assediata

 

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Pagina senza pretesa di esaustività o di imparzialità(>qui#3): sono mie(CzzC) le frasi blu, i links e le domande(1) all’autore; inserisco corsivo, grassetto, colore per immediatezza di riferimento

 

 

Caro Mancuso, permettimi alcune domande in aiuto al discernimento del tuo «No alla “sindrome” da famiglia tradizionale assediata»

 

 

Ricevo da info@giornalesentire.it  domenica 12 ottobre 2014 11:38 la gradita periodica newsletter con alcuni articoli che linko nelle pagine sulla dignità della donna i cui diritti umani sono particolarmente compromessi in alcune civiltà (ad. es islamismo e induismo radicali), e commento con domande all’autore il seguente elogio a Mancuso che invito

a leggere in originale, perché, riportandone brani e spezzoni, potrei smembrare l'unità editoriale e slegare la successione logica dei paragrafi che estrapolo a commentare.

Vito Mancuso tra legge, libertà e bellezza

Sì al divorzio, anche religioso, No alla “sindrome” da famiglia tradizionale assediata.

[CzzC: caro Mancuso, siccome sindrome significa manifestazione di patologia, tu giustamente giudicheresti ingiusto chi considerasse patologica l’omoaffettività, ti chiederei se altrettanto ingiusto riterresti

- chi considerasse patologica la libertà di coscienza di espressione e di educazione rivendicata da miliardi di uomini e donne per esprimere e testimoniare ai figli l’affettività uomo-donna natural procreativa e il principio di precauzione opposto alle adozioni gay;

- chi considerasse patologica la difesa culturale e normativa di tale preferenza (che in IT è costituzionale, ancorché l’IT abbia votato contro questa risoluzione dei diritti umani dell’ONU), difesa che ha ben d’onde di sentirsi assediata a seguito degli attacchi fisici e mediatici azionati dall’invasione e inquisizione dell’ideologia di gender, stando alla cronaca anche recente locale].

La ricetta, a dire il vero, non è nuova né rivoluzionaria. Ma se lo dice un filosofo come Vito Mancuso che sull’amore ha speso anni di studi ben concentrati in un libro di grande successo come ”Io amo: piccola filosofia dell’amore”, c’è da credergli.

[CzzC: caro Walter, sei libero di credergli, ma non meno libere sono altre persone che usano la ragione anche per sgamare slealtà argomentative e trucchi dialettici come quelli catalogati da Shopenhauer].

E il pubblico invitato dalla Cassa Rurale di Mezzolombardo ad ascoltare lo studioso scrittore di bestsellers non è mancato all’istituto Martino Martini di Mezzolombardo. Aula magna stracolma e tante domande da fare (e da farsi): perché due esseri si attraggono, ma anche perché non ci si sopporta più, quale il valore della libertà.

In un mondo in cui ogni 65 minuti una donna perde la vita a causa dell’amore, dove quasi la metà dei matrimoni finisce anzitempo, queste domande non sono banali, ed investono l’intero universo della nostra esistenza.

[CzzC: caro Mancuso, ti chiederei se hai mai indagato la densità differenziale dei maltrattamenti alle donne

- inferti dai papasuccubi e dai loro persecutori

- inferti nelle civiltà a radici cristiane e in quelle che perseguitano il cristianesimo (ad es nell’islam e nell’induismo radicali].

Scomodando i miti – da Afrodite a Francesco Guccini – ed elaborando un pensiero “multidisciplinare” tra filosofia e fisica, Vito Mancuso queste risposte le ha date.

Incalzato dalle domande del direttore della Cassa Rurale Paolo Segnana, il filosofo ha spiegato la sua teoria. L’uomo non è cambiato molto negli anni. Il bisogno di giustizia, di lavoro, di azione, sono gli stessi. E l’amore prima che un sentimento è una forza cosmica, un fenomeno fisico, risultato di una aggregazione di elementi. Come tutto quello che ci sta intorno: l’aria, l’acqua, la terra.

L’amore è una “attrazione irresistibile” che riunisce tre elementi: il corpo, la psiche e lo spirito. Dalla combinazione di questi elementi nascono le diverse tipologie di amore. L’amore erotico, l’amore sentimentale, l’amore romantico. Se tutte e tre le componenti sono soddisfatte, si ha l’amore maturo, completo, ideale.

Una “alchimia” difficile da realizzare, a giudicare dal boom di separazioni e divorzi.

[CzzC: caro Mancuso, ti chiederei se hai mai indagato la densità differenziale delle separazioni e dei divorzi

- tra gli sposati che tifano te e teorie “alchimistiche” del matrimonio

- e gli sposi che diffidano di certe teorie, fidandosi di più del magistero petrino, ideale ma anche molto reale, che contempla la possibilità di sbagliare ma anche quella di chiedere e concedere il perdono].

“Oggi – ha spiegato il prof Mancuso - è venuto meno quel senso del dovere che un tempo faceva stare insieme le persone anche senza passione.

[CzzC: caro Mancuso, ti chiederei se hai mai indagato la densità differenziale del mettersi insieme senza passione tra chi ha imparato ad amarsi e a sposarsi seguendo il magistero petrino e chi prende moglie seguendo maestri che lo avversano, magari in devozione alla dea pecunia].

Ma la chiesa cattolica sbaglia a non considerare che il matrimonio possa finire, ormai quasi tutte le religioni lo contemplano”.

[CzzC: caro Mancuso, ti chiederei se ritieni i tuoi uditori tanto babbei dal non accorgersi di slealtà argomentative, sgamate da Shopenhauer col #6 dissimulazione e con #11 generalizzazione dell’inferenza: la chiesa cattolica considera con piena consapevolezza che il matrimonio possa finire (vedi sinodo in corso), ma afferma apertamente che il matrimonio come promessa consapevolmente preparata e responsabilmente assunta tra uomo e donna anche pro crescita dei figli è qualcosa di più della suddetta alchimia, un cammino da sostenere con la Grazia alimentata da preghiera, sacramenti, catechesi, compagnia, anche per difenderci dalle insidie e dall’assedio di una cultura dominante che sublima i capricci dell’individualismo adulto, normandoli fino a castigare i diritti naturali dei minori; non è per tutti i gusti il matrimonio cattolicamente inteso: anche l’Italia è libera di decidere democraticamente per il divorzio breve e per il matrimonio gay con diritto di adozione, ma non puoi - se non slealmente - affermare che la chiesa cattolica sbaglia ad intendere il matrimonio in maniera allusa negativamente come tradizionale, intendimento che, se volessimo gareggiare con Walter in sleale trucco dei numeri, potremmo dire essere quello di miliardi di civili esseri umani, ancorché qualche stilista transgender tuo tifoso li definisca incivili e barbari. Il matrimonio cattolicamente inteso non esclude errori, ma aumenta la probabilità di fedeltà, stabilità, felicità dei coniugi e dei figli. Peraltro, anche in forza delle suddette insidie, l’ospedale da campo è diventato tanto affollato che, vedrai, il sinodo contemplerà la comunione ai risposati, ma che riconfermino intendimento e cammino del nuovo legame come insegnato dalla chiesa, non semplicemente come inteso da certe alchimie, il che rispettando la libertà laica di legami più moderni e flessibili; convengo con te che la gerarchia cattolica abbia sbagliato a farsi protagonista in referendum abrogativi di leggi su divorzio e aborto volute da chiare maggioranze democratiche].

Mancuso, rispondendo ad una domanda del pubblico, è entrato anche nel dibattito attuale sulla tutela della relazione omosessuale, da alcuni vista come attacco alla famiglia tradizionale. “Niente di tutto questo – ha affermato -. L’omoaffettività (preferisco chiamarla così) fa parte dei diritti civili garantiti in questa parte di mondo che chiamiamo occidentale, come il diritto di parola, di coscienza, di opinione. Solo in una dimensione diversa. Se la cosiddetta famiglia tradizionale ha le forze in sé, non si deve sentire attaccata”.

[CzzC: caro Mancuso, non mi pare che la chiesa cattolica neghi i diritti affettivi degli Lgbt, ma mi pare che tu ricorra alla dissimulazione del nocciolo del problema, e mi costringi a sgamarti chiedendoti se ritieni che tra i diritti civili garantiti in questa parte di mondo che chiamiamo occidentale contempli anche il matrimonio per tutti comprensivo del diritto dei gay di adottare cuccioli umani o di affittare uteri per procurarseli, criminalizzando come omofobi i cittadini che opponessero il principio di precauzione in difesa dei diritti naturali dei minori: se ne hai parlato e Walter non ha qui riportato, perdonami l’accusa di dissimulazione].

Infine anche un pensiero sulla cooperazione: che può essere definita anche come capacità di fare le cose con amore, mettersi in relazione con gli altri.

Trento, 4 ottobre 2014

(con la collaborazione di Walter Liber)

 

(1) Commenti e domande configurano un tentativo di correzione fraterna con questi intendimenti, e con tutto il rispetto che porto ad un ex sacerdote della chiesa cattolica.