modificato 30/10/2015

Favole gender alle elementari: ritiri figlio o scrivi al MIUR?

 

Correlati: consenso informato sulla gender didattica, Art26.3, scuole paritarie

[CzzC: questa pagina, come ogni altra del blog xamici.org, non ha pretese di esaustività o di imparzialità: contrassegno i miei commenti con colore grigio rispetto al testo che attingo da altri]

 

<giornale 28/10/2015>: all'insaputa dei genitori favole gender alle elementari ("Una bambola per Alberto") con 78k€ da Regione Toscana: qualcuno ritira il figlio per altra scuola.

[CzzC: dialogo con Tonii/fb:

- TC: «Quei genitori hanno sbagliato. Ritirando la figlia hanno consegnato la vittoria a quei prepotenti. Primo. Essendo materiale extracurricula, necessità di autorizzazione per essere insegnato. E non vi è obbligo di frequenza. Ma la cosa più importante, è che questi insegnanti vanno contro la direttiva che il MIUR ha diramato circa il divieto di insegnare tale teoria a scuola. Qua non viene insegnato, in ossequio alle parità, , che le bimbe possono fare l'astronauta, ma che un bambino ha cambiato sesso perché gli andava di farlo. Il Gender puro. Quindi, scrivere al MIUR chiedendo immediato provvedimenti disciplinari. Scrivere alla scuola ed alla regione richiamando la direttiva MIUR e minacciando azioni legali. Coi soldi spesi per una scuola privata io piuttosto farei causa. Non lascerei il campo ai prepotenti. Ribadisco. La direttiva MIUR proibisce insegnamento del Gender a scuola. Insegnare a dei bambini che si può cambiare sesso, è Gender. Punto»

CzzC: comprendo il genitore che non ritira il figlio da scuola convinto di poterlo difendere meglio scrivendo al MIUR; comprendo di più chi, diffidando dell'efficacia e della tempestività di certe istanze (anche perché ben prima spetterebbe al Preside e il Consiglio di Istituto eccepire o accertare la conformità dei loro progetti educativi rispetto alla normativa/MIUR), privilegia l'immediata tutela del figlio (con fuga dal pericolo in questo caso) rispetto ad un'iniziativa "semi-giudiziaria" di tutela del diritto che valesse anche pro terzi, terzi che spesso sono maggioranza che se ne frega del diritto-responsabilità educativa sancito dall'articolo 26.3 della dichiarazione universale, preferendo per comodità o poco tempo delegare in bianco il compito educativo allo stato e magari maltrattare come asociale chi non se ne fidasse, come avveniva al tempo dei balilla.
Il diritto in ambito educativo come in quello sanitario si esercita con la libertà di scelta della scuola/maestro e dell'ospedale/medico:

- nel diritto alla salute ciò è abbastanza facoltizzato,

- nel diritto all'istruzione in Italia no, in altri stati sì:

- le chiamano pubblic schools in Inghilterra quelle scuole che da noi si chiamano paritarie o spregiativamente scuole private, purtroppo frequentabili a caro prezzo in Italia, non così in altri stati civili dove la sussidiarietà nell'offerta formativa convenzionata è contemplata analogamente alla sussidiarietà nell'offerta ospedaliera convenzionata, e fa risparmiare un sacco di soldi allo stato a parità di prestazioni valutate dall'utenza.

Nel frattempo anche il genitore che non ritirasse il figlio in tale contesto, pubblicizzi la necessità di usare con accortezza il consenso informato rebus sic stantibus in nova gender didattica