La POPENOMICS di Papa Fr1

L’attuale sistema, che impiega il capitale ben più per massimizzare il profitto immediato dei suoi detentori che per produrre beni di interesse comune, contravviene ai principi morali che portano all'ascesa umana e la rende anche insostenibile in termini economici. Una società in cui l'individualismo, la competizione, il ricorso a qualsiasi mezzo per raggiungere il proprio fine non lasciano più spazio alla dignità dei deboli, è destinata a crollare spiritualmente materialmente e culturalmente. Il denaro, idolatrato come un dio in nome di una libertà personale, diviene violazione dei diritti altrui.

 [Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 15/02/2019; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Precedenti: economia e finanza cinica, capitalismo, capicomunismo, capitale umano, multinazionali

 

2014.03.07 Traggo da <Il Mondo Geobusiness>: segnalatomi da Roberto 01/03/2014

La Popenomics di Francesco I

di Ennio Caretto

   Ci voleva Papa Francesco I per riportare il discorso sull'economia là dove le famiglie e le imprese avrebbero voluto che si svolgesse. Dal crac finanziario del 2008, non abbiamo sentito parlare che di banche e di Borse da un lato e di contabilità dall'altro. Di banche e di Borse per giustificare il continuato imperio della iperfinanziarizzazione, come l'ha chiamata Mauro Magatti su il Corriere della Sera. E di contabilità per giustificare l'austerity suicida imposta a Paesi come il nostro nel nome del risanamento dei bilanci e dei debiti sovrani. Un polverone che è servito a nascondere le colpe della finanza nella crisi in corso da cinque anni e a sostenere che solo essa può risolverla.

   Papa Francesco lo ha diradato ribadendo fondamentali verità già enunciate senza successo da altri. Le verità fondamentali sono queste. Che di exit strategy dalla crisi ne esiste una sola, la crescita economica. Che non sarà possibile senza una ripresa della produzione. E che l'impiego del capitale va diretto a questo scopo. Attualmente, ammonisce Francesco I, il capitale non viene impiegato per produrre beni nell'interesse comune, un processo a medio e a lungo termine, ma per realizzare istantaneamente il massimo profitto soltanto per chi di esso dispone, ossia per giocare in Borsa o acquistare e smembrare imprese e via di seguito. Il denaro, pertanto, non crea ricchezza reale né la distribuisce gradualmente, una delle forme più elementari di solidarietà sociale, ma confluisce in sempre meno mani. Un sistema che divide, non unisce le famiglie e le imprese.

   Questo sistema, prosegue il Papa, non solo contravviene ai principi morali che portano all'ascesa umana, la rende anche insostenibile in termini economici. Quando l'individualismo, la competizione, il ricorso a qualsiasi mezzo per raggiungere il proprio fine non lasciano più spazio alla dignità dei deboli, al loro welfare o peggio alla loro sopravvivenza, una società è destinata a crollare spiritualmente materialmente e culturalmente. Il denaro, idolatrato come un dio in nome di una libertà personale che in realtà è una violazione dei diritti altrui, non è che uno strumento da utilizzare equamente, in modo da ridurre le disuguaglianze. In altre parole, l'economia secondo Francesco I deve essere il tessuto connettivo non disgregativo dei rapporti umani.

   Qualcuno parlerà di Popenomics, come negli Anni Ottanta si parlò di Reaganomics, la rivoluzione liberista del presidente americano Reagan a favore della finanza. Ma sono due insegnamenti opposti e occorre riflettere sugli effetti della Reaganomics. In un trentennio essa ha causato cinque tsunami finanziari,

Wall Street nel 1987

- le casse di risparmio poco dopo,

- le cosiddette tigri asiatiche nel 1998

- le dot com nel 2001

- infine il crac nel 2008.

[CzzC: per non parlare

- del massacro di diritti civili compiuto da paesi come la Cina col complice silenzio di US & company tenuti sotto scacco col loro debito pubblico comperato dalla dittatura asiatica che detiene >11% degli US-bond

- dell’immane latrocinio generazionale italiano che, radicato ante crisi con lo sperpero di denaro pubblico e con i privilegi acquisiti dalla mia generazione che fece esplodere il debito pubblico oltre il 120% del PIL, è divenuto tragedia dopo il 2008 con la disoccupazione giovanile al 40%)].

La "Popenomics", che rientra nella dottrina sociale della Chiesa, è foriera di stabilità economica e di giustizia. In Italia si discute di riforme strutturali per il rilancio dell'economia, in ritardo rispetto ad altre europee. Non basta. L'Italia deve anche ascoltare quello che personalmente ritengo uno dei più grandi economisti viventi. Francesco I Papa.

 

© IL MONDO  7 marzo 2014  pag 33