don S.N.: «Quello del 5 agosto 1703 non fu un voto della comunità cristiana, ma …

ma del civico consiglio ... è quindi giusto chiedersi se oggi questo voto sia ancora valido»; così diceva nel 2011 il neo decano.

Il voto a Maria Ausiliatrice risale al 1705 a seguito degli eventi bellici del 1703 ed è festeggiato a Rovereto nella festa patronale del 5 agosto con il rito della consegna del cero votivo al Decano dalle mani del rappresentante della città (Sindaco).

La fedeltà a questo voto è stata mantenuta dai roveretani anche in esilio, nel campo di concentramento di Braunau, durante la prima Guerra Mondiale.

(Attenzione a non confondere il voto del 5 agosto con il voto della città a Cristo Re - ultima domenica dell’anno liturgico - dal cui obbligo le autorità cittadine sono state svincolate, a seguito dell’operazione SvotoRov, con lettera vescovile del 2012.03.)

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 25/05/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: festa votiva di Maria Ausiliatrice, Voti; feste e segni cristiani; quando commentai Folgheraiter

 

2011.07.30 trassi da Trentino Corriere delle Alpi ~404 ma rileggibile su giornaletrentino con foto di pregressa processione guidata dal precedente parroco, che mai avrebbe ipotizzato di de-votare).

Di Michele Stinghen

La settimana prossima Rovereto rinnova il voto a Maria Ausiliatrice

ROVERETO. Il 5 agosto - la festa votiva dell'Ausiliatrice - quest'anno non terminerà dopo la processione. Comune e parrocchia propongono ai roveretani una cena "sobria e di condivisione" in via della Terra, ed un concerto per i più giovani. Non una sagra dunque, ma un'occasione, non consumistica, per rinforzare le relazioni tra persone.  Il 5 agosto Rovereto rinnova il voto civile e religioso alla Madonna Ausiliatrice, patrona della città. Quest'anno il Comune e la parrocchia hanno organizzato un ciclo di incontri, concerti ed appuntamenti, per arricchire la ricorrenza, però con la massima sobrietà. In 5 di agosto, dopo l'offerta del cero votivo del sindaco nella chiesa di San Marco, e dopo la processione, tutti i roveretani sono invitati in via della Terra (400 i posti), a mangiare la pasta con ceci cucinata dal Circolo sardo Maria Carta. Dopo mangiato, musica, con un concerto in piazza Malfatti, con il gruppo Shevà. Prima e dopo del 5 di agosto, concerti della banda e di musica classica, e un incontro di riflessione sul senso del voto oggi.  «Abbiamo deciso di valorizzare l'elemento popolare della festa patronale - spiega l'assessore alla contemporaneità Luisa Filippi - e nel fare questo abbiamo cercato di coinvolgere la comunità». Accanto ai sardi, ci saranno gli scout Agesci; i Cngei infatti saranno al campo di gruppo.  «Queste novità - aggiunge il sindaco Miorandi - vogliono mantenere lo spirito d'incontro del 5 agosto». Una cena "sobria e di condivisione", convengono tutti, volta a mantenere i legami per così dire "paesani" che ancora mantengono tra loro molti roveretani. Per questo il sindaco invita a portare con sé qualcosa - una torta, un salame, una bevanda - da condividere con chi siederà vicino. Il concerto successivo sarà a tema, con letture e musiche impegnate.  Niente "sagre", quindi.

«È una collaborazione atipica rispetto a tanti altri paesi», aggiunge il parroco di San Marco, don S. N*, che riflette sul significato attuale del voto. «Quello del 5 agosto 1703 non fu un voto della comunità cristiana, benché a quell'epoca fosse difficile distinguerla dalla società, fu invece votato dal civico consiglio. Ci fu un intreccio di paternità. Allora c'era sovrapposizione, oggi viviamo in un contesto laico. È quindi giusto chiedersi se oggi questo voto sia ancora valido, su quale senso abbia in un contesto diverso. Siamo debitori di chiarezza nei confronti dei giovani». Proprio a questo servirà il confronto tra uno storico ed un religioso, sull'attualità del voto.  

[CzzC: a parte l’errore di data 1703/1705, probabilmente il don, da poco decano, o il giornalista che ha trascritto le sue parole, ha equivocato tra il voto all’Ausiliatrice e il voto a Cristo Re, che qualcuno aveva già in prospettiva di svinvolare].