13/12/2010 Il Papa : non c'è Europa senza il matrimonio cristiano.

 

È quanto ha ricordato ieri Benedetto XVI durante l'udienza a Gàbor Gyorivànyi, il nuovo ambasciatore dell'Ungheria presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere credenziali. La sottolineatura sul tema del matrimonio s'inserisce in un più ampio appello a riconoscere il ruolo fondamentale dei valori cristiani nella costruzione della società europea e, nello specifico, dell'Ungheria. La fede cattolica, ha infatti ricordato il Papa, «fa senza dubbio parte dei pilastri fondamentali della storia ungherese», come dimostra la figura del principe Stefano, che nell'anno 1000 ricevette da papa Silvestro II la corona assieme al mandato di «dare alla fede in Gesù Cristo spazio e patria in quella terra». Stefano, ha aggiunto il Papa, deve essere ancora oggi punto di riferimento per coloro cui «è affidato un ruolo di governo o un'analoga responsabilità». «Certamente - ha aggiunto Benedetto XVI - non ci si aspetta dallo Stato che venga imposta una determinata religione; esso dovrebbe piuttosto garantire la libertà di confessare e praticare la fede». Tuttavia, la fede è «una forza purificatrice per la ragione». Tale purificazione, ha notato il Papa, «vuole aiutare a far sì che ciò che è buono e giusto possa, qui ed ora, essere riconosciuto e poi anche realizzato». E in questa dinamica che si colloca il legame tra fede cristiana e politica. Oggi, ha proseguito Ratzinger, dopo più di 20 anni dalla caduta della Cortina di ferro, l'Ungheria è chiamata a riscoprire le proprie radici di fede e a «essere mediatrice tra Oriente e Occidente». Particolare apprezzamento, inoltre, è stato espresso dal Pontefice per gli sforzi delle autorità ungheresi nell'elaborare un cambiamento della Costituzione, con l'intenzione di inserire nel preambolo il riferimento all'eredità del cristianesimo. «È altrettanto auspicabile - ha aggiunto il Papa - che la nuova Costituzione sia ispirata ai valori cristiani, in modo particolare per quanto concerne la posizione del matrimonio e della famiglia nella società e la protezione della vita». Questi valori, infatti, «costituiscono un fondamento decisivo per un sano sviluppo della società civile». Il matrimonio, in particolare, «come forma di ordinamento basilare del rapporto tra uomo e donna e come cellula fondante della comunità statale è venuta plasmandosi anche a partire dalla fede biblica». Ma oggi esso è a rischio «da un lato per l'erosione dei loro valori più intimi di stabilità e indissolubilità, a causa di una crescente liberalizzazione del diritto di divorzio e dell'abitudine alla convivenza di uomo e donna senza la forma giuridica e la protezione del matrimonio, dall'altro lato per diversi generi di unione che non hanno alcun fondamento nella storia della cultura e del diritto in Europa». Anche in virtù di queste preoccupazioni, ha sottolineato Benedetto XVI, «la Chiesa non può approvare iniziative legislative che implichino una valorizzazione di modelli alternativi della vita di coppia e della famiglia. Essi contribuiscono all'indebolimento dei principi del diritto naturale e cosi alla relativizzazione della legislazione tutta, nonché della consapevolezza dei valori nella società». E nella vita pubblica, ha notato infine il Papa, «la ragione è in grado di garantire l'uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica, ma non riesce, alla fin fine, a fondare la fraternità, che ha origine in una vocazione soprannaturale di Dio». Benedetto XVI, infine, ha ricordato il ruolo della Chiesa cattolica in Ungheria, dove «è impegnata su larga scala con le sue istituzioni nel campo dell'educazione scolastica e della cultura, nonché dell'assistenza sociale», contribuendo così alla «costruzione morale» del Paese.