Film Fünf Jahre Papst Benedikt XVI (i primi 5 anni del Papa B16°)

Il riserbo di un uomo di pensiero costretto a diventare un'icona pubblica, non è camuffato, ma visibile, e proprio per questo simpatico, come tutte le debolezze umane confessate. Ed è superato grazie a un grandissimo amore per la Chiesa, …

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↑2010.09.10 traggo dall‘Osservatore Romano: Fünf Jahre Papst Benedikt XVI (di Michael Mandlik). Impressionen in Rom und auf Reisen, prodotto dalla Bayerischer Rundfunk per il quinto anniversario del pontificato,

Per capire di più il Papa - di Lucetta Scaraffia

All'inizio sembra solo un documentario ben fatto sul pontificato di Benedetto XVI, affettuoso e solidale, arricchito da un ottimo commento musicale. E, forse, neanche tanto nuovo:  il Papa lo vediamo spesso in televisione, e tutte quelle immagini, di sicuro, le abbiamo già viste nel momento stesso in cui sono state girate, cioè subito dopo l'elezione, durante i viaggi, le celebrazioni, i concerti.

Ma poi ci accorgiamo che non è solo questo:  le immagini del film di Michael Mandlik Fünf Jahre Papst Benedikt XVI. Impressionen in Rom und auf Reisen, prodotto dalla Bayerischer Rundfunk per il quinto anniversario del pontificato, sono state selezionate con molta attenzione. Si illumina soprattutto il viso del Papa, e le parole che si ascoltano - poche e ben scelte - sono sempre particolarmente significative .

Sì, non è solo un collage di documenti, ma la storia dei primi cinque anni di un pontificato molto importante, in un film che ci permette di capire qualcosa di più del nostro Papa, del suo modo intenso di vivere il ruolo di guida visibile della Chiesa. Un modo assolutamente unico e personale:  nei gesti, nel volto di Benedetto XVI, fin dall'inizio, si vedono la timidezza e la fatica di stare sotto i riflettori, cioè il riserbo profondo di un uomo di pensiero costretto a diventare un'icona pubblica.

Questo riserbo non è camuffato, ma visibile, e proprio per questo molto simpatico, come tutte le debolezze umane confessate. Ed è superato grazie a un grandissimo amore per la Chiesa, intendendo ovviamente non solo quella che è a Roma, con la Curia e il Vaticano, ma soprattutto i fedeli che lo accolgono con affetto in tutto il mondo.

I suoi sorrisi, il suo allargare le braccia e il suo caratteristico salutare muovendo le dita sono veramente pieni di gioia e di affetto, e trasmettono entusiasmo. Ma anche un senso di protezione:  un timido professore tedesco che riesce a offrirsi con tanto amore alle folle, a mostrarsi mentre prega - per lui certo uno dei momenti fondamentali e più toccanti della vita, ma anche più intimi - nei luoghi sacri più importanti del mondo, dal Santo Sepolcro alla grotta di Lourdes, quest'uomo sicuramente sa guidare il suo gregge.

E se i viaggi sono i momenti in cui questa donazione è più palese, essa traspare anche nelle sequenze che lo riprendono nella sua cappella privata in Vaticano:  quando dice messa in apparenza per pochi, in realtà - si capisce dall'intensità del volto - per tutti. Dalle immagini infatti si scorgono la dedizione e l'amore senza riserve che guidano il suo cammino, si vede la capacità di superare se stesso e la propria natura, grazie a una donazione totale di sé a Gesù. Donazione che si trasforma in amore che gli illumina il volto, in gioia - questa parola che ricorre tanto spesso nei suoi discorsi - nel sentirsi circondato e seguito dai fedeli, nell'avvertire che la Chiesa è viva, che la trasmissione del messaggio evangelico non si spegne né rallenta.

E allora capiamo che non basta ascoltare con attenzione le sue parole - sempre così meditate e importanti, mai semplicemente di circostanza - ma dobbiamo anche guardare il suo viso e le sue mani. E soprattutto accogliere l'amore e la gioia cristiana che ci vengono da questo timido professore che ha subito imparato così bene a fare il Papa.