MANIPOLAZIONI DA SOCIAL NETWORK: culturali, ideologiche e perfino fisiche con esiti criminali o suicidi
i rischi sono molto seri: il surf multimediale abitua la mente a stare in superficie, evitando il confronto con relazioni concrete e con idee articolate, una mistificazione del reale particolarmente incisiva su chi del reale ha ancora poca esperienza come i ragazzi.
[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 02/10/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]
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↑2021.01.28 <ansa> una 48enne siracusana influencer su TikTok con 731.000 followers è stata denunciata per istigazione al suicidio dalla Polizia Postale di Firenze: aveva pubblicato numerosi "video sfide" oltre a quello in cui un uomo e una donna si avvolgevano totalmente il volto con il nastro adesivo trasparente, in modo tale da non poter respirare.
↑2021.01.22 <repubbl> Allarme suicidi tra i giovani: con la pandemia aumentati del 20%. Sono la seconda causa di morte tra i 10 e i 25 anni. “Nell’85% dei casi, dietro un tentativo di suicidio c’è la depressione e i giovani che ne soffrono hanno un aumentato tasso di mortalità per via dell’autolesionismo che essa induce e dell’esposizione a condotte di pericolo” dice il neuropsichiatra Vicari del Bambino Gesù.
↑2009.12.18 traggo da Avvenire 18/12/2009 pag 7
la
psicologa Oliverio Ferraris: «Attenti alle manipolazioni culturali»
DA
MILANO
Attenti
alle manipolazioni della mente da social network. Per la psicologa torinese
Anna Oliverio Ferraris, che a gennaio pubblicherà un libro sull’argomento, i
rischi dell’overdose da Facebook
e tv sono molto più seri di quanto pensiamo.
Allarme,
dunque?
Non
ancora, perché le percentuali segnalate dalla ricerca di chi utilizza troppo il
computer e la tv sono ancora basse. Tuttavia è innegabile che dalla propria
postazione in cameretta i giovanissimi di oggi possano andare in tutto il mondo
in un attimo mentre accendono la tivù e ascoltano la musica. E questo esercita
un fascino enorme a quell’età perché soddisfa il desiderio di onnipotenza e
di libertà. Tuttavia questo surf
multimediale abitua la mente a stare in superficie, a non approfondire
nulla nelle relazioni interpersonali come nelle idee.
E
che spesso comporta dei grossi rischi..
È
innegabile, oggi internet è uno strumento dove si può trasgredire con maggiore
facilità. Nei più giovani cercare amici è naturale. Qualche anno fa si scendeva
in strada, oggi si sta sempre più in rete e si cercano amicizie su Facebook. E
questo può essere rischioso perché il web attira anche i pedofili. Per quanto
riguarda la sessualità, poi, la pornografia, anche quella pedofila è oggi alla
portata di tutti. I giovanissimi non vanno perciò lasciati soli nei social
network perché, oltre ai brutti incontri, rischiamo di far acquisire loro una
visione violenta del sesso, privata delle componenti di amore e dolcezza e
degradante per la donna.
Condivide
l’allarme razzismo e bullismo tra chi naviga troppo lanciato dalla ricerca?
Si,
sui social network circolano opinioni semplificate della realtà e slogan anche
violenti contro i diversi che tradizionalmente sono prediletti dagli
adolescenti. In questo caso chi cerca un’identità e non vuole distinguersi
dalla maggioranza, tenderà ad adeguarsi e a tollerare tutto. Anche qui, i
rischi di manipolazione della mente sono elevati.
E la
famiglia?
Purtroppo
è in difficoltà. Non tutti hanno le competenze e i mezzi per capire cosa accade
sui social network. Per quanto riguarda la tv, i genitori sono a loro volta
figli di un modello scadente di televisione commerciale che non si pone
finalità educative. Non sempre riescono loro stessi a distinguere tra
programmi buoni e scadenti e perciò non sanno educare i figli alla visione
critica del piccolo schermo. Oggi, tra l’altro, si legge meno di dieci anni fa,
a cominciare dai bambini si sta perdendo l’abitudine ad approfondire. Occorre
ripartire da qui, dall’abitudine alla lettura, dal dialogo e dal
ragionamento che spiega la complessità, dal rapporto personale. Allora
internet e la tv vengono usati in modo responsabile e tornano ad essere
strumenti di comunicazione.
(P.
Lam.)
L’educatore
Bertelle: «Spieghiamo loro il significato della fatica»
DA
MILANO
Lo
chiamano speleologo dell’anima. Lui, Aldo Bertelle, direttore ed educatore
della cooperativa Arcobaleno, preferisce definirsi contadino, nel senso di
seminatore, come deve esserlo ogni formatore. Dalle sue montagne di Feltre
passano centinaia di persone, bambini, ragazzi, educatori, oratori per
incontrarlo nella sua comunità educante per ragazzi a rischio.
I
dati della ricerca non la sorprendono?
No,
mi pare che descriva bene il panorama di questa nuova generazione che ormai
preferisce il rapporto virtuale a quello personale. Dal mio osservatorio, in
comunità, incontro anche quelli con due o tre anni in più e i bambini dai nove
anni in su. E mi pare che anche loro siano così, ormai il mutamento portato
dalla tecnologia è irreversibile, fa parte del loro vissuto quotidiano e gli
educatori, la scuola, la famiglia e la parrocchia devono attrezzarsi.
Troppa
Internet e tv fanno male, detto così sembra banale..
Proibire
non serve a nulla, lo sappiamo. Anche se poi con l’uso eccessivo crescono i
comportamenti a rischio. Se mi chiede cosa fare, dico tornare in strada. Nel
senso che vanno riscoperte le relazioni personali, soprattutto in famiglia.
Bisogna che gli educatori usino le orecchie e gli occhi.
In
che senso?
Non
bisogna rinunciare a vigilare e ad ascoltare, bisogna dare regole di
comportamento ed essere presenti. Lo dice anche l’indagine, cala
l’autorevolezza. I genitori spesso concedono tutto o scendono a compromessi
anche sulla navigazione in internet nella speranza di controllare i figli e
conservare buoni rapporti. Ma non è quello che i giovani vogliono dagli
adulti. Meglio tornare a insegnare ai ragazzi valori quali la responsabilità
personale e il sacrificio. La costanza per raggiungere un obiettivo, ad
esempio, quanti la insegnano ancora ai bambini? Eppure la gioia autentica
si prova raggiungendo un obiettivo con la fatica. La tv e il web non ti fanno
vedere la vita com’è, nel mondo virtuale è tutto facile. I rapporti umani non
sono autentici, non ci sono gli sguardi, i contatti.
Ma
cosa chiede la generazione di Facebook?
I
giovanissimi esprimono sempre domande alte e cercano autenticità. A quelli che
incontro chiedo sempre chi sono e nessuno sa rispondermi, non gli raccontano
più la propria storia. Ma se non sai chi sei, come puoi sapere dove andrai? Su
Facebook non ti spiegano queste cose.
Spegnere
Internet o la tv, allora?
No,
perché sono strumenti utilissimi che non serve demonizzare, ma neppure ci va
costruita attorno la quotidianità famigliare. Almeno la metà di quelli che vedo
ricordano solo che mamma e papà gli ha chiesto come stanno. Tutto qui.
La terra si ribella quando viene arata dal contadino, ma per seminarla occorre
faticare. (P. Lam.)