Joachim Meisner il CARDINALE DEL MURO racconta la DDR

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2009.09.30 Da Avvenire pag 29

intervista

 L’attuale arcivescovo di Colonia, Joachim Meisner, nel 1980 fu messo da Giovanni Paolo II a capo della diocesi di Berlino: qui ricorda gli anni del comunismo

 

 DI VITO PUNZI

 Il cardinale Joachim Meisner ha festeggiato lo scorso 25 dicembre il suo settancinquesimo compleanno e di storie da raccontare, con l’occasione dei vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, ne ha molte. Nato a Wroclaw ( allora Breslau), è dal 1989 arcivescovo di Colonia, ma ha vissuto per intero, da studente, da sacerdote, da vescovo e cardinale l’esperienza socialista della Ddr.

  Ad Erfurt, anzitutto, dove ha conseguito la laurea in teologia ed è stato ordinato sacerdote nel 1962. Il 17 marzo del 1975 Paolo VI lo elesse vescovo titolare di Vina. Per volontà di Giovanni Paolo II, il 22 aprile del 1980, Meisner venne designato alla guida della diocesi di Berlino, che allora comprendeva sia la parte Est ( dove risiedeva l’arcivescovo, eletto cardinale nel 1983) sia la parte Ovest della città e nel cui territorio vivevano un milione e 200 mila cattolici e circa 8 milioni di protestanti: « Ho vissuto 45 anni sotto il comunismo » , ha dichiarato di recente in una lunga intervista alla Kölner Kirchenzeitung, « e per me è sempre stato chiaro che quel sistema era fondato sulla menzogna e che prima o poi avrebbe collassato, senza pressione esterna. Così è stato, ma allora pensavo che avrebbe resistito per due, trecento anni… » .

  I ricordi del cardinale corrono a ritroso fino agli anni di gioventù, quando a scuola era obbligatorio imparare il russo, perché quello era lo strumento d’introduzione al comunismo: « Ma noi lo abbiamo rifiutato » , ricorda Meisner pensando anche ai suoi compagni di scuola, « non volevamo diventare comunisti e dunque non abbiamo imparato il russo. Arrivammo perfino a bruciare il libri. È vero che ci costrinsero a ricomprarli, comunque il russo non l’abbiamo imparato » . Una volta iniziato il servizio sacerdotale ad Erfurt, Meisner si è trovato ad affrontare le quotidiane difficoltà della gente, in particolare dei cattolici tedesco orientali: « La preoccupazione più grande era per il futuro dei bambini. Se non frequentavano i Pionieri, o non aderivano alla Libera Gioventù Tedesca ( FdJ) non avevano alcuna possibilità di poter arrivare al diploma scolastico.

  Poi eravamo incarcerati nel nostro Paese, senza la possibilità di oltrepassare i confini. Ma di questo io non mi sono mai preoccupato troppo: per quanto possono costruire muri intorno a noi, mi dicevo, non potranno mai sottrarci del tutto il cielo.

  Personalmente posso dire che il mio impulso di libertà l’ho realizzato in dimensione verticale. Del resto, io stesso ho oltrepassato il Muro solo nel 1973, da vescovo » .

  E come vescovo di Berlino Meisner ha sperimentato l’assurdità di un’unica diocesi che doveva convivere con due sistemi sociali differenti, dunque in un mondo diviso in tutto ( anche la chiesa evangelica dell’est si era separata da quella occidentale). « Solo la chiesa cattolica non era divisa » , sottolinea il cardinale, e ricorda come, grazie anche alla possibilità di attraversare liberamente il Muro, fosso sottoposto a continue pressioni e prove di responsabilità: « So di avere più volte deluso operatori dei media occidentali per non aver reagito in maniera sufficientemente dura in certe situazioni, ma quando si è nella gabbia insieme al leone non gli si può tirare la coda. Si deve ricordare che i fedeli che vivevano nella Ddr si trovavano in una condizione particolare fin dal 1933, prima assediati dai nazisti, poi dai comunisti. In quella situazione noi vescovi non dovevamo lasciarci neutralizzare dai privilegi, per questo non li abbiamo mai accettati, perché ci avrebbero distanziati dai nostri fedeli » . Un rapporto non facile, quello tra il pastore e il proprio popolo, in regime dittatoriale. Gli stessi documenti redatti nel contesto della vita ecclesiale potevano essere usati dal regime contro le singole persone, contro le famiglie. « Quando dovevo scrivere una lettera pastorale ero come una tigre che passeggia su e giù nervosamente dentro la gabbia, ma per lo più sono riuscito a formulare in maniera prudente ciò che volevo dire » .

  Pensando ai tanti giovani da lui conosciuti nella Ddr cui furono sottratte « la prospettiva del futuro e la gioia di vivere » , Meisner non esita a definire quel socialismo una « sezione esterna dell’inferno » . L’essere stato costretto per decenni ad agire e parlare con grande circospezione ha reso oggi il porporato poco incline alle mezze parole.

  Rispetto a coloro, non pochi, che sostengono oggi essere stato il regime di Berlino Est molto meglio di come lo si è dipinto, il cardinale non ha dubbi: « È scandaloso. Si tratta per lo più delle stesse persone che hanno costruito quello Stato. Del resto nella Ddr c’era uno strato della popolazione cui erano concessi vantaggi e privilegi: resto dell’idea che si trattava di uno Stato fondato sull’ingiustizia » .

  Sebbene i fascicoli che lo riguardavano siano scomparsi dopo la riunificazione, è facile immaginare che Meisner sia stato sottoposto al controllo della Stasi, i servizi di sicurezza del regime. « Il mio studio era a 30 metri della scuola di partito della Sed » , ricorda ancora il cardinale, « e già aprendo le finestre avrebbero potuto sentire i nostri colloqui. Quando avevo visite mettevo su un disco perché disturbasse chi probabilmente ci stava ascoltando, ma poi mi dissero che si trattava di uno strumento del tutto inutile, così mi rassegnai e smisi… » .

  Un’ultima ma non secondaria parte dei ricordi di Meisner legati alla storia della Repubblica Democratica Tedesca riguarda i suoi rapporti con Paolo VI e Giovanni Paolo II. « Quando nel 1975 venni fatto vescovo, papa Montini stava lavorando ad un cambiamento della politica vaticana rispetto alla Germania orientale, perché, come del resto tutti noi, era convinto che il sistema comunista sarebbe durato ancora per secoli. Per questo voleva garantire a tutta la Chiesa presente nel blocco orientale una certa sicurezza per il futuro. E da diplomatico quale era pensava a concordati da stipulare con i singoli Paesi. La morte di Paolo VI bloccò tutto » . A Karol Wojtyla, infine, Meisner riconosce la facoltà di avergli annunciato fin dal settembre 1987 l’imminente crollo dei regimi comunisti europei. Del resto non può essere stato certo casuale il fatto che il 20 dicembre 1988 Giovanni Paolo II abbia chiamato Meisner, come primo tedesco orientale, a Colonia, alla guida di una diocesi occidentale: « Né io né nessun altro, politici tedeschi compresi, avrebbe potuto immaginare a breve il crollo del sistema comunista, ma lui » , riconosce oggi il cardinale, « con quella scelta ha lanciato coscientemente un segnale: ' Signori attenzione, perché sta per succedere qualcosa' » Dal quel momento, fino allo sbriciolamento del Muro berlinese, non passarono infatti che pochi mesi.

 «Quando scrivevo una lettera pastorale ero come una tigre che si muove nervosamente dentro la gabbia. Noi vescovi non abbiamo accettato privilegi, perché ci avrebbero separati dai fedeli»

 

TORINO «Scatti» oltre la barriera che divise l’Europa

 Per ricordare la caduta del Muro di Berlino vent’anni fa, domani a Torino, negli spazi della Sala Bolaffi di Torino inaugura alle 18,30 la mostra «Berlino: la libertà oltre il muro», curata da Uliano Lucas, nella quale saranno esposte ottanta immagini dell’agenzia fotografica Ullstein Bild e fotografie di archivio del quotidiano «Suddeutsche Zeitung». Le immagini sono dei reporter Hiss B., Harmann, Jung, Hilde, Leibning, Lehnartz, Becke, Stiebing H-P, Rohrbein e Wende che hanno offerto alla maggior parte della stampa internazionale la rappresentazione della città divisa e costruito negli anni il nostro immaginario sulla cortina di ferro. L’esposizione si concluderà il 9 novembre, esattamente nel ventennale della caduta del Muro. Le immagini mostrano il filo spinato che divideva la città prima dell’erezione della barriera, le finestre murate delle case che davano sulla zona ovest, le morti e i tentativi di fuga, i saluti fra le famiglie divise, le proteste ufficiali e popolari nella Berlino Ovest contro la sua edificazione o per il suo abbattimento, i murales che iniziano a colorare di aspettative le pareti occidentali del Muro negli anni ’80.