Io ho abortito e vi dico perché

[CzzC: un classico esempio di come taluni tifosi di teogliboni e/o di potenti labari si fingano miserabili, amanti dei poveri e dei sofferenti, angariati da papa succubi: buon alibi per le preferite altolocate griffate frequentazioni. Parrebbe anche un classico esempio di come il diavolo insegni a fare la pentola ma non il coperchio, perché potrebbe essere più probabile che il giornalista abbia dedotto la firma dall’indirizzo email parlante, piuttosto che sia stato istruito a pubblicarla per esplicita richiesta della mittente, visto il successivo facile sbugiardamento e la dissimulazione che a tanti (anche a me) fu raccomandata da autorità parrocchiali e decanali. A prescindere dalla probabile menzogna, tuttavia, la lettera solleva reali problemi esistenziali che non possono essere affrontati con la logica antiabortista di chi volesse un’ adeguata punizione per la gestante che abortisse per ovviabili motivi: diffido di chi volesse intentare un nuovo referendum abrogativo della 194]

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 12/05/2022; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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da l’Adige 02/03/2008: 194, gli aborti e la moratoria

Io ho abortito, e vi dico il perchè NC(*)

Ho scelto l'aborto. Abbiamo due bimbi, lavorava solo mio marito. Avevo trovato come «aiutare il bilancio»: la pulizia delle scale di due condomini. Non un gran lavoro, ma è difficile riciclarsi dopo avere lasciato per accudire la famiglia e lo stipendio di mio marito non basta più. Non abbiamo il cellulare, la macchina è vecchia, non facciamo sport se non le camminate, la televisione è quella vecchia dei miei genitori, le vacanze sono un ricordo, ma è lo stesso. Mi accorgo di essere incinta: non potrò continuare a lungo nel lavoro e poi lo perderò. E’ vero «senatore» Gubert, l'ho fatto perché non volevo mutare i miei progetti: poter comprare le scarpe ai miei figli quando ne hanno bisogno e non il mese dopo. Sappia comunque che ero consapevole della gravità della mia decisione, non occorreva che me lo ricordasse Lei. Ho scelto l'aborto. Lo sa don Matteo Graziola che per non «dividere ciò che Dio ha unito» molte di noi sopportano violenze e imposizioni? Si potrebbe pensare alla pillola, ma la Chiesa non è d'accordo. [CzzC: cara NC, quante donne conosci che abbiano abortito dopo fedele e convinta ubbidienza alla Huamae vitae? La chiesa ha sempre detto che, piuttosto che l’aborto, si usino i contraccettivi.] Ci sarebbe il preservativo, ma mio marito quando beve non ci pensa… Ho provato a convincerlo a fare un percorso per uscire dalla dipendenza, ma ho rimediato male parole e... altro. Avrei voluto tenermi quel bambino, ma già l'altro assiste, nonostante la mia buona volontà, a situazioni «difficili»: era il caso di raddoppiare? Devo andarmene? Dove? Non ho un lavoro, sono fuori dall'età richiesta (massimo trent'anni e bell'aspetto, che ho perso per le troppe attenzioni ricevute) per trovarne uno, non ho una famiglia d'origine che mi sostiene. Le chiamano «nuove povertà». Lei le conosce don Matteo? Sono una assassina, dice Lei. [CzzC: se avesse detto così, senza se e senza ma, converrei con te, NC che non sarebbe un buon imitatore di Cristo]. Qualche volta l'ho pensato anch'io, ma fa sempre bene sentirselo ripetere! Sappia comunque che quel Dio che Lei dovrebbe testimoniare non userebbe mai il suo stile: la Sua compassione sarà, ne sono certa, superiore a quella che Lei dimostra. [CzzC: effettivamente l’affronto di questo problema non può prescindere dai singoli contesti e dalla misericordia insegnataci da Cristo] Ho scelto l'aborto. Non mi manca il benessere, ma mi manca un marito, o meglio c'era, ma ha preferito seguire l'esempio della plurifamiglia poco dopo l'inizio della mia terza gravidanza (ne sanno qualcosa alcuni convinti partecipanti al «family Day» nonché difensori della vita). Ero disperata al pensiero di un altro figlio senza un padre. In quel momento non ce l'ho fatta … Non è passato giorno senza il pensiero di come potrebbe essere stato mio figlio, a cosa avrebbe fatto, che scelte avrebbe compiuto. Col tempo la mia disperazione, perché di questo si é trattato, si era un poco attenuata. Ho provato a superare. Ho cercato di non fare mancare il mio aiuto a chi ne ha avuto bisogno, soprattutto alle mamme in difficoltà nella «gestione» dei loro figli. Ma ora il signor Giuliano Ferrara mi ricordano ogni giorno che ho partecipato ad un genocidio: non so se sarò più forte della depressione che sta montando. Certo loro sono i «giusti». Io no e mi merito quanto sta avvenendo. Alla signora Morandi, che ci ha regalato alcuni giorni fa le sue riflessioni, vorrei dire che no, non ho mai avuto «la gioia dolcissima di tenere in braccio un bambino destinato all'aborto», ma ho visto la muta disperazione nello sguardo di una madre che ha partorito un bimbo malato di Aids, o il terrore di quella che teme di non vivere abbastanza a lungo per accudire due figli disabili. Ho visto anche bambini, quelli già nati, che sono morti per una guerra che i «giusti» hanno voluto o appoggiato basandosi su un mucchio di bugie. Ora vorrei chiedere alla Chiesa, che è anche la mia Chiesa, di far smettere questo sconcio quotidiano, queste ipocrisie: non è possibile affrontare un tema così doloroso nei termini con i quali lo si sta affrontando, [CzzC: convengo] né si possono appoggiare uomini che hanno come scopo quello di avere visibilità e forse un posto in parlamento. [CzzC: i cattolici in quanto anche cittadini elettori hanno il diritto di battersi affinché lo stato dia più informazioni e sostegno alle gestanti che con un po’ di aiuto sarebbero disposte a far nascere anziché abortire l’essere umano che portano in grembo; convengo invece con te, NC, che dobbiamo evitare chi montasse la sua carriera politica millantando antiabortismo ideologico] Possiamo negare che Ferrara abbia cavalcato ogni situazione pur di esprimere tutto il suo smisurato ego? Ora pare essere diventato un profeta. Se la legge 194 va migliorata se ne occuperà il parlamento, nella sua libertà ed indipendenza, senza il bisogno di assistere ad un «massacro» come quello a cui stiamo assistendo. NC(*)@hotmail.it

 

(*) [CzzC: il quotidiano l’Adige esplicitò nome e cognome della signora che si denunciava miserabile con lettera 2008.03.02, lettera che scoprii trovando per caso quest’altra lettera 2008.03.06, che smascherava una probabile riccona: ma non mi permetto di fare allusioni ad omonimie di mia conoscenza (ancorché potessi ravvisare singolare coincidenza di linguaggio e vedute), non fosse altro che per rispettare colui che sarebbe il marito, una nobilissima persona, non un povero ubriacone]