modificato 13/12/2016

 

Rosi Bindi: i PACS non sarebbero un matrimonio di serie B

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Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità: contrassegno miei commenti in grigio rispetto al testo attinto da altri.

 

Famiglia Cristiana n. 23 del 4-6-2006 - Il ministro tiene famiglia - Rosi Bindi

di Alberto Bobbio

POLITICA

IL FISCO, IL GOVERNO, LE UNIONI: INTERVISTA ESCLUSIVA A ROSY BINDI

Rosy Bindi, nata il 12 febbraio 1951 a Sinalunga (in provincia di Siena), ministro della Sanità nel Governo Prodi del 96. È titolare del dicastero della Famiglia, novità nella storia dei Governi della Repubblica (foto Ansa/La Presse).

IL MINISTRO TIENE FAMIGLIA

«Le mie parole sulle unioni civili sono state strumentalizzate: non ho intenzione di inventare il matrimonio di serie B. I Pacs? Non li faremo mai».

Per la prima volta l’Italia ha un ministero per la Famiglia. L’ha voluto Romano Prodi, che ne ha affidato la guida a Rosy Bindi. Nata il 12 febbraio 1951 a Sinalunga, nel cuore della val di Chiana, la Bindi si è formata nell’Azione cattolica, di cui è stata vicepresidente nazionale dal 1984 al 1989, prima di dedicarsi a tempo pieno alla politica. Nel primo Governo Prodi e in quello di Massimo D’Alema era stata ministro della Salute.

·        Ministro Rosy Bindi, che effetto le fa aver cominciato con un attacco dell’Osservatore Romano e con una turbolenza così forte?

«L’attacco dell’Osservatore Romano non me l’aspettavo, perché credo di aver sempre ispirato la mia azione politica ai princìpi e ai valori cristiani, pur sapendo di dover fare una mediazione politica in una società pluralistica. La turbolenza non mi è dispiaciuta».

·        Ma l’hanno definita in una vignetta come la "Rosy nel pugno"…

«Vuol dire che il pugno dovrà tenersi la Rosy, ricordandosi sempre che le spine pungono».

·        Poi l’hanno descritta come una zapaterista…

«Assurdo. Ho stima per il primo ministro spagnolo Zapatero, ma a lui rimprovero di aver imposto alla Spagna una sorta di bipolarismo etico. La maturità di un sistema bipolare si misura sul fatto che quando cambiano le maggioranze politichenon cambiano i riferimenti etici, i connotati fondamentali di un Paese».

·        Allora, che cosa è accaduto?

«Il Corriere della Sera ha strumentalizzato le mie parole sulle unioni civili, mettendole in contrapposizione a quelle del Papa».

·        Perché è così difficile far capire a questo Paese che la famiglia è una risorsa pubblica e non un affare di cui si devono occupare solo i cattolici?

«Perché una politica organica per la famiglia non c’è mai stata e il ritardo data dall’inizio della Repubblica. La famiglia non è considerata un bene pubblico, come l’istruzione o la sanità. La politica si è limitata, in maniera spesso ipocrita, a fare grandi dichiarazioni su questo valore, ma non ha mai costruito azioni a suo sostegno. Invece la famiglia è un valore iscritto nella civiltà giuridica, oserei dire, dell’intera umanità. È la prima vera istituzione di una società. Quando i cattolici sottolineano questo valore esprimono anche con grande coerenza il valore della laicità».

·        Eppure qualcuno nella maggioranza di Governo non è d’accordo. Perché?

«Interpretano la laicità come una presa di distanza e di autonomia dai valori religiosi. Invece è in nome dell’autonomia che si può cercare e trovare una coincidenza dei valori. Com’è noto, non avrei voluto i radicali nella coalizione. Hanno spaventato il mondo cattolico in campagna elettorale e penso ci abbiano fatto perdere un sacco di voti. Ma ora ci dobbiamo fare i conti molto seriamente».

·        C’è una crisi del matrimonio?

«Senza dubbio, e la responsabilità è di tutti. Abbiamo accettato la riduzione del suo valore a un fatto mercantile. Conosco molti giovani che non si sposano perché non hanno 25.000 euro per un bel matrimonio e se ne stanno in casa fino a oltre 30 anni. Vorrebbero una famiglia, ma non se la possono permettere perché manca il lavoro e una casa costa troppo».

·        Il ministero per la Famiglia non c’è mai stato. Lei cosa pensa di fare?

«La politica deve creare i presupposti perché i valori vengano rispettati concretamente. Le faccio un esempio. È facile dire che si è contrari all’eutanasia, ma è molto difficile creare le condizioni perché il malato terminale sia accolto e aiutato in modo che a nessuno venga la tentazione di sopprimere quella vita. La stessa cosa vale per l’aborto. Come diceva Giovanni Paolo II, la società dovrebbe sentirsi in debito verso una donna che aspetta un figlio».

·        Quali sono i presupposti del suo ministero?

«Dovrebbe valutare l’impatto familiare di qualunque scelta politica. Come per l’impatto ambientale quando si costruisce una ferrovia o un’autostrada. Perché dalle politiche fiscali a quelle per il lavoro, dalle politiche industriali ai trasporti, dalla sanità ai costi dei musei, tutto ha a che fare con la famiglia».

·        Faccia un esempio.

«I ticket sanitari sono stati calibrati sugli anziani, non sulle famiglie. Il fisco non tiene conto delle famiglie numerose. Nella riforma della legge Biagi dovremo tener conto dei giovani che vogliono metter su famiglia e delle donne che vogliono avere dei figli senza rinunciare al lavoro. Insomma, il mio sarà un ministero d’impulso, coordinamento e monitoraggio».

·        Quali sono le priorità?

«Invertire l’andamento demografico di questo Paese. In Europa, l’Italia ha un doppio record negativo: nascono meno bambini e meno donne lavorano. Metteremo a disposizione più servizi alle famiglie: asili nido, assistenza domiciliare agli anziani e all’infanzia. Oggi gli orari rigidi degli asili non sono adeguati alla flessibilità degli orari di lavoro. Dobbiamo approvare subito la legge sulla non autosufficienza, misure per liberare le famiglie da carichi enormi sotto il profilo economico e psicologico, e dobbiamo ridurre quella rete di assistenza sommersa e clandestina, ma autorizzata dallo Stato, con la normativa sulle badanti. Bisognerà sviluppare una seria azione di lotta alla povertà. In Italia sono povere le famiglie, non i singoli. E infine dobbiamo garantire trasferimenti di denaro, non una tantum, alle famiglie che devono essere in grado, tutte, di crescere bene un figlio fino a 18 anni».

·        Ci sono i soldi?

«Dobbiamo trovarli, anche se sappiamo che ce ne sono pochi. Ma il problema sono le priorità. Spendere per la famiglia significa investire e avere un tornaconto economico. I Paesi "vecchi" stentano ad andare avanti, scontano un’economia che tende a spegnersi».

·        Però si parte dalla questione delle Unioni civili…

Sta a cuore a una minoranza della coalizione. A Grillini e Capezzone dico che nessuno ha intenzione di ignorare le minoranze. Loro però devono accettare che quando si parla di famiglia le priorità siano altre, quelle che ho appena indicato. Ma ci preoccuperemo anche di togliere dalla clandestinità giuridica le persone che hanno scelto di affidare i loro affetti a forme di convivenza che non sono previste dall’articolo 29 della Costituzione».

·        Cioè i Pacs?

«La parola non c’è nel programma dell’Ulivo. Non faremo mai i Pacs. Nel nostro programma c’è scritto: "L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto". Non verranno riconosciuti i diritti delle unioni, ma delle persone. Altrimenti ci sarebbe contrasto con l’articolo 29 della Costituzione che parla solo di famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna».

·        Quindi non farete i "registri" che Grillini vuole e la Chiesa contesta?

«A Grillini dico di non far diventare un problema una scelta che è minoritaria nel Paese, e alla Chiesa di non spaventarsi. Non abbiamo alcuna intenzione di inventare il piccolo matrimonio o il matrimonio di serie B. Le coppie eterosessuali sappiano che se vogliono gli stessi diritti e gli stessi doveri del matrimonio possono sposarsi».

·        E alle coppie omosessuali cosa dice?

«Che manca il presupposto per definire "matrimonio" il loro rapporto. Naturalmente, nel definire diritti e prerogative delle persone che formano le unioni di fatto, non faremo alcuna discriminazione».

·        Non si sente l’ambasciatrice dell’Unione presso il mondo cattolico?

«Non ho alcuna intenzione di fare la parte di chi rassicura i cattolici per conto di altri. È il Governo Prodi che deve dialogare con tutte le componenti del Paese. Io vorrei rappresentare davanti alla Cei le ragioni della componente radicale della coalizione e a loro vorrei far capire la dimensione laica dei valori cristiani. La famiglia non è un valore confessionale dei cattolici, né una bandiera dei "teocon". Sulla famiglia non accetto lezioni dalla destra. Non ci limiteremo a proclamare i valori. Metteremo al servizio dei valori scelte politiche concrete».

 

Alberto Bobbio