Messa del voto 24.05.2021

 

Oggi ci ritroviamo per onorare il voto

che donne e uomini che lavoravano in Manifattura

fecero alla Madonna perché li proteggesse dai pericoli della guerra.

Si affidarono a Maria come era stato insegnato dai loro padri,

si affidarono a Lei perché ogni giorno nelle case si recitava il Rosario

e ci si affidava a Maria per i problemi, le gioie,

per ogni avvenimento o triate delle vicende della casa.

Gli stessi Papi, anche nella recente storia,

hanno mostrato la loro devozione alla Madonna

Il 9 Novembre 1958,

Papa Giovanni XXIII si affacciò alla finestra del Palazzo Apostolico

e per la prima volta pregò l'Angelus, con i fedeli presenti in piazza.

Da allora questa è divenuta una consuetudine,

un rituale che ormai si ripete ogni domenica.

Il Papa buono, in quell'occasione,

rese nota la sua devozione per la Vergine Maria maturata in famiglia.

Rivolgendosi ai fedeli, disse: “quando suonava la campana dell’inizio del giorno, subito ad alta voce intonava la preghiera dell’Angelus”,

riferendosi alla sua mamma.

Nonostante fossero costretti a dormire su pagliericci e ad arrangiarsi col cibo, tuttavia in quella casa respiravano l'amore di Dio.

E il merito di ogni loro gioia era il Rosario.

Anche, quanto avvenne l'11 ottobre del 1962,

la sera dell'inaugurazione del Concilio Vaticano II.

La gente era riunita in piazza San Pietro per una fiaccolata

e il Papa buono si volle rivolgere a quella folla alcune parole di saluto, pronunciate a braccio.

Il Papa aveva in mano la corona del Rosario

e quello che è divenuto uno dei più celebri discorsi della storia,

il “discorso della luna” fu sicuramente ispirato da Maria.

Tra i protagonisti della storia della Chiesa del secolo scorso,

viene annoverata Madre Teresa, inseparabile dal suo rosario.

“La mia mamma si è nutrita di rosari”,

avrebbe affermato la santa di origini albanesi, cresciuta sotto il regime ateo.

Anche Giovanni Paolo II, notoriamente devoto a Maria, e la cui fede è ascrivibile al contesto famigliare in cui è nato e cresciuto.

Papa Francesco incentra spesso le sue catechesi sulla preghiera in comunione con Maria che “prega anche “per chi non prega. Perché lei è la nostra Madre”.

La profonda vicinanza di Maria che “come e più di ogni buona madre”,

“ci difende nei pericoli,

si preoccupa per noi,

anche quando noi siamo presi dalle nostre cose e perdiamo il senso del cammino, e mettiamo in pericolo non solo la nostra salute ma la nostra salvezza”.

“Maria è sempre presente al capezzale dei suoi figli

che partono da questo mondo”,

è vicina a chi è dimenticato come lo fu accanto al Figlio

quando tutti l’avevano abbandonato.

Maria è stata ed è presente nei giorni di pandemia,

vicino alle persone che purtroppo hanno concluso il loro cammino terreno

in una condizione di isolamento,

senza il conforto della vicinanza dei loro cari.

Maria è sempre lì, accanto a noi, con la sua tenerezza materna.

Le preghiere rivolte a lei non sono vane.

“Donna del ‘sì’, che ha accolto con prontezza l’invito dell’Angelo,

Maria risponde pure alle nostre suppliche”,

anche a quelle che “rimangono chiuse nel cuore,

che non hanno la forza di uscire ma che Dio conosce meglio di noi stessi”.

E poi Maria indica Gesù

Le Chiese d’Oriente l’hanno spesso rappresentata come colei che “indica la via”,

cioè il Figlio Gesù Cristo.

Gesù ha esteso la maternità di Maria a tutta la Chiesa

quando le ha affidato il discepolo amato, poco prima di morire in croce”

e da quel momento

siamo collocati tutti sotto il suo manto,

come si vede in certi affreschi o quadri medievali.

Anche la prima antifona latina:

sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genitrix:

la Madonna che copre,

come Madre alla quale Gesù ci ha affidati, tutti noi.

E ben rappresenta questo concetto il bozzetto in terracotta

in cui Maria protegge sotto il suo manto le Zigherane e tutti i lavoratori della Manifattura.

E’ vero che la pietà cristiana sempre dà a Maria dei titoli belli,

come un figlio alla mamma:

quante cose belle dice un figlio alla mamma alla quale vuole bene!

Quante cose belle!

Sono espressioni d’amore come un figlio alla mamma.