AGOSTINO complice MALEDETTO di una visione del mondo, quello della caduta del peccato originale

dice don Farina alla riunione parrocchiale 2011.03.31, nella quale si allarga anche sul nostro Credo: Cosa vuol dire LUCE DA LUCE, DIO VERO DA DIO VERO, generato non creato? È pura filosofia!

 

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 25/05/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

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↑2011.03.31 [CzzC: con la precisazione in Nota1, riporto qui di seguito un passaggio della riflessione di don Marcello Farina, relatore giovedì sera 31/03/2011 alla catechesi degli adulti (presenti circa 60), per la quale nel periodo quaresimale la Parrocchia invita relatori particolarmente consonanti alla linea pastorale di allora (Nota2).

La trascrizione è parte delle risposte date da don Marcello agli interventi del pubblico dopo la sua esposizione: uso il colore nero per le parole di don Marcello e fucsia per quelle della signora che gli aveva posto la domanda.

«Io … anch’io sono convinto che molte volte, di questi tempi in particolare, si arriva in qualche modo alla fine corsa anche per la chiesa, proprio all’ultima stazione, se per ultima stazione si intende un certo modo di presentare la fede. Certamente. Oggi il travaglio dal punto di vista della ripresentazione anche del linguaggio della fede è un dato fondamentale. Sono crollati interi sistemi di riferimento nel nostro tempo e se la comunità cristiana, la chiesa ufficiale, non accetta di cambiare linguaggio, di cambiare proprio la modalità di presentare il contenuto del Vangelo, per esempio, o le verità della fede (per chiamarle così), essa è destinata all’insignificanza. Il passaggio è talmente epocale, che non può perder tempo a ripetere gli stessi schemi. No? In questo senso, per esempio, mi permetterei di dire che la chiesa attuale sta perdendo il treno, ma in assoluto, sta diventando una setta se non sta attenta, una setta» «è vero», perché non ha ancora colto il drammatico momento che il mondo sta vivendo con alcuni fenomeni che sono irreversibili, il fenomeno della secolarizzazione, per esempio, non torniamo mica indietro, cioè che il mondo è laico e che si spiega con le sue regole senza bisogno della religione, senza bisogno dell’intervento dei preti. La laicità del mondo è un guadagno, l’autonomia delle realtà terrene (lo ha affermato anche il Concilio), non è qualche cosa che si ribella o che è contro Dio, è il dono di Dio l’autonomia, non è una perversione. Quindi, per esempio, in questo contesto anche il linguaggio della chiesa è destinato a non essere più compreso se non da alcuni settari, se continua così. No, il passaggio ripeto. Prima vi ho citato questo libretto: se avete desiderio di capire questo passaggio, costa 8€, “Come forestieri”, quello scritto dall’assistente generale della Fuci di oggi, vi apre un mondo sulla situazione del cristianesimo oggi. Faccio 2 esempi per far capire.

·         Tutto il messaggio cristiano ha avuto due grandi simboli fin dall’inizio del suo sviluppo: il simbolo del dualismo platonico (Platone ha diviso il mondo in due, e la chiesa del 3° e 4° secolo ha preso in prestito tale e quale la divisione del mondo in 2, l’al di qua e l’al di là); è stato comodissimo per la chiesa il platonismo, perché le ha permesso di spiegare che si vive da questa vita e che poi c’è l’altra vita,  l’al di qua e l’al di là; nella situazione attuale il platonismo è finito. È finito perché? Perché l’uomo e le donne di oggi pensano che c’è solo l’al di qua; l’al di là è fallimentare nella sensibilità dell’uomo di oggi, è fallimentare l’al di là, l’uomo di oggi … vuole uno unico; ma questo è più consono alla fede cristiana, è questa la vita che serve: noi nell’al di là saremo come siamo stati capaci di costruirci oggi; questo dato, per esempio, fa riscoprire il valore di questa vita al di qua, fa scoprire il valore del corpo, che non è la prigione dell’anima, non ci sono anime vaganti nel patrimonio dottrinale della chiesa, è solo il platonismo che ci ha fatto distinguere …; finito il platonismo, o la chiesa si sbriga a cambiare modo di presentare la sua verità o è finita. Uno.

·         Secondo. Agostino; che è quel complice maledetto di una visione del mondo, quello della caduta del peccato originale, che va ridefinito in maniera totalmente diversa. Ma qui non mi fermo al peccato originale che andrebbe rivisitato a partire da stasera da tutti i credenti perché non è mai esistito, è un racconto mitico e basta, quindi va interpretato. [CzzC: Noto singolare assonanza con il Leitmotiv L5 del dissenso al Magistero petrino, intonato da massoni e Valdesi] Ma, volevo dire, per Agostino è la visione di storia che è cambiata, per Agostino la storia comincia col peccato e finisce col giudizio universale; framezzo, per poter passare dal peccato al giudizio, occorre far penitenza, e la parola chiave è il sacrificio. Questa parola oggi è insignificante, controproducente; la vita va vissuta integralmente, al posto di sacrificio le donne e gli uomini di oggi usano un’altra parola, che è più pratica, più bella, le opportunità che la vita offre, le possibilità che la vita offre, quindi è finita l’epoca del sacrificio inteso alla maniera agostiniana, viene da solo il dolore, la fatica di vivere c’è per tutti, non occorre inventarsela, no? Non solo, ma è la pienezza della vita che ci salva, non la mortificazione della vita, no? Andare verso la pienezza, costruire un’umanità ricca, questo è l’ideale dell’uomo di oggi.

Quindi in qualche modo voi comprendete che due grandi pilastri della teologia, della rappresentazione (la chiamiamo così, no?) dell’universo cristiano sono crollati. E su queste macerie, questo tipo di chiesa che abbiamo davanti, che cosa costruisce? Nulla. Questo è il dramma di questa chiesa. Nulla costruisce. Perché non capisce neanche la situazione in cui si è arrivati, continua a dire le stesse robe come se andasse verso il 1215 invece che verso il 2012».

«e difatti ci sono» «certo» «molti cristiani che»

«se ne vanno dalla chiesa»

«sentono il bisogno assoluto di sentire altre cose » «ma certo» «il bisogno assoluto, è!»

«E’ vero, è vero: abbiamo fatto una piccola esperienza interessante, 5 incontri sul “Gesù di Nazareth”, con persone diverse: dovevamo mandar via la gente: almeno 300 persone ogni volta, è stata ‘na roba … se si parla di Gesù di Nazareth e non di sesso degli angeli, la gente viene»

«sì perché Gesù è stato vivo, uno di noi, di cui si sanno molte cose, che ha lasciato un messaggio, un messaggio meraviglioso, è vero?»

«noi abbiamo ad esempio anche proprio il linguaggio che decade, che non resiste più alla modernità, si potrebbe dire. Non so, anche lo stesso Credo, che pure ha un suo vigore, una sua presentazione delle … però …,  si chiama il credo niceno-costantinopolitano quello che recitiamo noi, 325 dopo Cristo e 380, quindi linguaggio del 4° secolo dopo Cristo: ma è possibile che una comunità viva del linguaggio del 4° secolo? Non ha costruito più niente dopo? Cosa vuol dire “luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non  creato”? È pura filosofia! Se noi accettiamo anche di essere molto pratici, no? provate … lasciamo perdere, … ma non dico altro se no …» più d’uno in sala ridendo completò «mi/ti scomunicano».

 

[CzzC

·       Nota1: Questa, come ogni altra estrapolazione, non può essere sintesi fedele di un intero sermone: riconosco che qui si configura una parzialità, non ho presunzione di imparzialità, ma è naturale per me (come per altri) trattenere solo parte delle nostre esperienze percettive, solitamente quelle parti che ci paiano più indicative del Leitmotiv sotteso alla comunicazione ricevuta.

·       Nota2: ricordo che, quando a giugno il CPP si riuniva per redigere il preventivo del piano pastorale parrocchiale, MC e BT che erano con me nella commissione formativo-catechetica, volevano che venissero esplicitati i nomi di alcuni di relatori, tipo Farina, me ostante, perché proponevo che i nomi uscissero da proposta/scelta collegiale in CPP]