Don Armando Matteo, davvero fare a meno della metafisica? Gli pongo altre domande dopo averlo udito così:

Le mamme smettano di giocare con la VITA ETERNA, troppo eterea per i giovani che vogliono vivere prima di morire

se il libro di Augias contro il Vaticano va a ruba come il libro del Papa, cerchiamo di capire anche Augias;

- si facciano meno Messe, parliamo ai giovani di natura e di ecologia

da circa quarant’anni la società occidentale ha imparato a leggere l’elementare dell’umano con occhi e sentimenti nuovi rispetto a quelli che potremmo definire classici e più precisamente rispetto a quelli offerti dalla metafisica platonico-aristotelica, dall’antropologia giudaico-agostiniana e dalla visione giuridico-istituzionale romana. Si è così imposto un inedito senso e sentimento per la vita, ...

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 30/06/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: progressismo adolescenziale, FUCI conoscenza, verità, dignità umana, fede e ragione, trascendenza, etica

 

↑2011.10.24 trovo non letto questo articolo tratto da Comunità in Cammino 10/2010 pag 8 (qui l’originale pdf)

Cronache della parrocchia di San Giuseppe

Riflessioni sulla società e sulla Chiesa – prima parte

[CzzC: mi rivolgo a te, rev. don Armando (dAM), a distanza di un anno da quando scrivesti questo articolo, permettendomi di darti del tu, in questo contesto, analogamente a come commentai un altro articolo relativo alla presentazione del tuo libro “la prima generazione incredula”: spero che tu non intenda polemiche alcune mie domande/osservazioni, perché invero sorgono da un tentativo di correzione fraterna, pronto ad essere a mia volta corretto da te e a girare agli amici del gruppo di mini-rassegna-stampa tue eventuali risposte; comunque tu mi voglia intendere, spero che accetti un abbraccio fraterno in Cristo.]

 

   E’ difficile contestare l’impressione che stiamo vivendo un tempo di passaggio. Di muta. Altrettanto difficile è contestare la sensazione che le nostre anime non siano all’altezza di tale situazione. L’anima dell’uomo è di per sé un latifondista: avrebbe bisogno di tempi lunghi per metabolizzare i cambiamenti personali e comunitari e invece in appena quaranta-cinquanta anni lo scenario civile ed ecclesiale europeo si è totalmente e profondamente riconfigurato.

   Quante nuove possibilità invero ci sono offerte e nello stesso tempo quanto lavoro per scegliere quella giusta; quante idee nuove si sono affermate e nello stesso tempo quanta fatica per trovare categorie adatte a dirci la storia che stiamo vivendo [CzzC: gli esperti socio-psico-politologi riescono a condurre ottime analisi quanti-qualitative in merito, e tu non mi pari digiuno in materia sociologica, ma mi pare che Cristo abbia indicato bene le categorie adatte a dirci non solo la storia (CHE FARE) ma anche PERCHÉ FARE per il BENE nostro e di tutti, fino ad avere il centuplo quaggiù; da 2000 anni la Chiesa indica queste categorie, non smentite dai risultati effettivi per il suddetto BENE, e non parla solo di soprannaturale (peraltro avvertendo che l’opporsi ad esso(*) non favorisce altrettanto BENE) ma cimentandosi nel reale (dottrina sociale della chiesa) perfino con una Caritas in veritate che viene apprezzata come trattato di economia sa soloni del mestiere; oppure entra nel merito del diritto con una ampiezza e profondità di vedute da riscuotere l’applauso di navigati esperti del settore (discorso del Papa al parlamento di Berlino]; quanti stili di vita e di pensiero si possono mettere all’opera e nello stesso tempo quanto sforzo per stabilire visioni dell’umano condivise per descrivere ciò che in noi a volte si compie e altre si disfa [CzzC: condivise da chi? Da tutti? Dalla maggioranza? Descrivere è compito dei tuttologi di cui sopra, EDUCARE a VIVERE bene è altra cosa è non è detto che le visioni più largamente condivise siano sempre quelle più utili AL BENE DELL’UOMO,

- sia perché il criterio di maggioranza non ha un valore di bene assoluto, ancorché sottendente la democrazia, che prediligo tra le forme di gestione della cosa pubblica

- sia perché in un mondo dove prevale il pushing dei media, sotteso da enormi interessi di potere non solo economico, è oggi più facile di ieri far condividere ad una maggioranza visioni dell’umano che spingano masse enormi anche a compiere grave danno ai propri simili, il che non solo nei paesi del fanatismo islamico;

eppoi, mi pare che Cristo non abbia parlato di visioni dell’umano largamente condivise dalla cultura dominante: predisse non lusinghieri applausi da parte del “mondo” per chi lo avesse seguito]

quante cose possiamo ogni giorno e contemporaneamente compiere e nello stesso tempo quale sforzo per riuscire a innalzare preghiere elementari che ci lascino respirare nel traffico sempre più globale delle nostre anime.

   E la cosa, come accennato, non vale solo per i singoli. Anche la società e la stessa Chiesa sembrano colte di sorpresa da questo mutamento d’epoca. [A mio avviso se c’è qualcuno in questi ultimi 40 anni che può dirsi colto di sorpresameno di altri maître à penser, anzi, qualcuno che premonì senza titolarsi profeta, indicando la strada giusta da seguire senza sbandamenti, questa è proprio la Chiesa, tanto che stanno tornando ad apprezzarla pure alcune menti illuminate che ne avevano deriso le indicazioni come sublimazioni utili solo per bambini, malati, vecchi e perdenti: vedi discorsi del Papa in Germania per fermarsi agli esempi più recenti] E che cosa dovremmo dire della politica?

   In tutto ciò è pertanto abbastanza frequente una situazione di sconforto, di disagio. Il che non è immediatamente una realtà negativa. È il segno che l’umano che è in noi sta cercando nuove forme di adattamento. Che siamo vivi. Che l’evoluzione continua.

   Il vero pericolo, invece, è quello del risentimento: di quella rabbia cieca contro tutti e contro tutto che divora se stessa e sparge veleno su ogni cosa. Di questo, sì, dobbiamo avere timore.

   Che cosa fare, allora, per non trasformare il disagio in risentimento? [CzzC: io esemplificherei con alcuni vituperi, che “sedicenti chiesa del disagio” indirizzano ai fratelli cattolici troppo fedeli al Papa: «VOLTA PAGINA del Concilio Vaticano secondo, controriformatori, spinti dal vento nostalgico di un'ideologia conservatrice che si arzigogola a buttare il CV2 nel Tevere... cattolici plaudenti, cattolici che vivono tranquilli nelle loro posizioni di comodo, all’ombra dell’autorità» precisando che «L’unità è stata intesa come PIATTO CONFORMISMO, MANCANZA DI CREATIVITA', adesione a programmi studiati a tavolino», e via complimentando con "SFACCIATI CLERICALI.... anni di POPOLATRIA». Sufficit?]

   La prassi di Gesù è sempre segnata dalla volontà di elaborare uno sguardo preciso, pulito, originario, sulle vicende dell’umano. Uno sguardo che lotti contro ogni generalizzazione, approssimazione, pregiudizio e facile analogia. È solo un tale sguardo che può, in verità, diventare premessa per non cedere alla tentazione della confusione che separa, ma per avviarsi a quella distinzione benedicente che riconcilia e disattiva il risentimento. Proviamo, allora, a rielaborare la nostra obiettiva situazione di disagio, umana, civile ed ecclesiale, tentando di rispondere ad alcune semplici domande: che cosa è capitato alla nostra società? E che cosa alla nostra Chiesa?

Da circa quarant’anni la società occidentale ha imparato a leggere l’elementare dell’umano con occhi e sentimenti nuovi rispetto a quelli che potremmo definire classici e più precisamente rispetto a quelli offerti dalla metafisica platonico-aristotelica, dall’antropologia giudaico-agostiniana e dalla visione giuridico-istituzionale romana. [CzzC: annoto interessante assonanza con il Leitmotiv L5 del dissenso cattolico cantato anche da massoni e valdesi]. Si è così imposto un inedito senso e sentimento per la vita, che trova le sue cifre più evidenti nel narcisismo diffuso, nell’ideale della cura del proprio corpo e della propria igiene psichica, nell’amore per la giovinezza, nel protagonismo delle donne e nella ridefinizione dei rapporti tra i sessi, nell’accelerazione dei processi del lavoro, della comunicazione, degli spostamenti, nell’allungamento delle singole stagioni della vita e della vita nel suo insieme, nel rifiuto del processo biologico della morte e più in generale della malattia. Ne è venuta fuori una nuova società, che non solo fatica per contenere i disagi che ogni grande cambiamento come ognuno di quelli appena enunciati - comporta, ma soprattutto una società che non fornisce più un sostegno anonimo ma non per questo meno efficace all’azione dei credenti, come è successo negli ultimi mille e cinquecento anni. [CzzC: guarda che quel “sostegno efficace” poteva spesso essere non il mezzo ma il fine della dichiarazione di appartenenza alla Chiesa: innumerevoli pensionati e pensionandi ebbero il posto di lavoro grazie ad una raccomandazione ecclesiastica, innumerevoli politici e dottori trentini sono passati da scuole o studentati diocesani; centinaia di maestre hanno trovato lavoro come insegnanti di religione istruite in sale del seminario da dove si ritenne opportuno staccare il crocifisso; perfino Mario Capanna, che poi guidò il fracasso studentesco del ’68 Milanese, era entrato in Cattolica presentato da un Vescovo marchigiano e mi duole il cuore ricordare il collega di lavoro, malevolo verso la chiesa, che, sapendomi cattolico praticante, mi accusava che la maggior parte dei brigatisti rossi era stata adeguatamente catechizzata da preti; per contro oggi potremmo trovare ai vertici della FUCI uno che si vanta di evitare incontri col Papa, o preti mentre si vanta di essere corteggiato dai Valdesi; o un altro che per invogliare giovani universitari a fare la Comunione, gliela propone in self-service]

   Ecco il punto: la comunità dei credenti non è più sostenuta da una società a carattere etico, capace di marginalizzare il ribelle, incarnata da uomini pubblici di altissimo rigore morale e più in generale essa non trova più sponda in un pensiero diffuso capace di disporre benevolmente nei confronti del messaggio evangelico. La disattivazione dei paradigmi classici di Platone e Aristotele [CzzC: vedi anche punto 3 del tuo pentalogo], del modello giudaico e dell’universo agostiniano e infine dell’ordine giuridico romano - autentici fulcri della prima grande inculturazione della fede, a opera dei Padri - rende la cultura contemporanea semplicemente estranea all’attuale diffusa mediazione del Vangelo e alle prassi che vi corrispondono. Si tratta di un passaggio di grande rilievo, che lascia davvero senza parole.

[CzzC:

·        davvero credi che dipenda dalla disattivazione dei paradigmi classici di Platone e Aristotele? Io non sono uno psico-socio-politologo come te, ma ritengo che ben più di quei paradigmi, ignoti ai più anche un secolo fa, producano effetto oggi i progetti di imposizione di Weltanschauung su scala globale, resi realizzabili oggi più di ieri dalla potenza degli strumenti economici e mass-mediatici: sono quelli a generare primariamente la configurazione della cultura dominante (con la piccola eccezione del recente liberismo di internet) fondamentalmente improntata al RELATIVISMO etico e alla omologazione dei sistemi educanti: non a caso il Magistero petrino insiste sul rischio per il bene comune prodotto dal relativismo e dalla costrizione della libertas ecclesiae, una delle poche agenzie educative non asservite alla cultura dominante a sua volta asservita agli interessi economici individualistici, mentre i cosiddetti “valori non negoziabili” vengono ironizzati anche da certi preti tifosi dei cadudem dicendo che gli unici valori veramente non negoziabili sono la carità puramente materiale(**) e la pace arcobaleno. Non a caso sedicenti cattolici (simpatici a potenti matrici) scrivono così ai vescovi della Sardegna «poter RELATIVIZZARE TUTTO, anche il Magistero, gestire la chiesa democraticamente e collegialmente: i cristiani rispondano a Dio con la loro coscienza».

·        Davvero tu parti dall’abbandono di Platone e Aristotele per spiegare la montante secolarizzazione? Suppongo che altri fattori giochino un ruolo ben più efficace allo scopo. Ad esempio leggi qui.

·        peraltro credo anch’io che certi riferimenti all’antichità possano aiutare ad allontanare i fedeli dalla Chiesa: ad esempio nella mia parrocchia ‘sta primavera è stato invitato un quaresimalista che ci ha catechizzati così: «Agostino, che è quel complice maledetto di una visione del mondo, quello della caduta del peccato originale, che va ridefinito in maniera totalmente diversa. Ma qui non mi fermo al peccato originale che andrebbe rivisitato a partire da stasera da tutti i credenti perché non è mai esistito, è un racconto mitico e basta, quindi va interpretato. Ma, volevo dire, per Agostino è la visione di storia che è cambiata, per Agostino la storia comincia col peccato e finisce col giudizio universale; framezzo, per poter passare dal peccato al giudizio, occorre far penitenza, e la parola chiave è il sacrificio. Questa parola oggi è insignificante, controproducente; la vita va vissuta integralmente, al posto di sacrificio le donne e gli uomini di oggi usano un’altra parola, che è più pratica, più bella, le opportunità che la vita offre, le possibilità che la vita offre, quindi è finita l’epoca del sacrificio inteso alla maniera agostiniana, viene da solo il dolore, la fatica di vivere c’è per tutti, non occorre inventarsela, no?». Caro dAM, quel maledittore di S.Agostino sarebbe un tuo fan; tu pure di lui? se chiedi a lui o a un suo confratello che accusa i cristiani delle persecuzioni che subiscono, potrebbero metterti una buona referenza in Uni_TN o all’ISR-FBK].

Siamo così al centro dì un cambiamento epocale: pare fuori discussione, infatti, il passaggio da una Chiesa di tradizione che aveva la maggioranza non solo sui singoli ma anche sull’opinione pubblica, a una Chiesa sempre più di elezione; da un tempo in cui il calendario dei santi e delle festività religiose cadenzava i ritmi e le scelte di vita in uno in cui i nostri cuccioli stanno perdendo ogni familiarità con parole quali quaresima, ascensione, pentecoste e altre ancora; da un universo culturale nel quale era praticamente impossibile non credere a uno in cui ciascuno di noi stima come del tutto privo di problemi la presenza di non credenti tra i propri amici e familiari più cari; da uno spazio abitato da costumi e riti fortemente marcati dalla matrice cattolica a uno in cui è ormai questione d’ogni giorno incontrare musulmani devoti che, snocciolando il rosario dei novantanove nomi di Allah, invocano la costruzione di moschee e il riconoscimento di diritti. [CzzC: hai fatto un mix/max: ad esempio la presenza dei musulmani non integralisti e rispettosi della nostra fede non disturba, anzi c’è chi dice che il ridestarsi del senso religioso derivi come reazione a questa salutare penetrazione (2013 annoto che ci sono alleati in Manif pour tous, ti dispiace?); eppoi a volere la rimozione dei crocifissi dalle aule scolastiche in certi posti non furono i musulmani, furono eminenti catechiste cattoliche]

   Questo è l’inedito del nostro tempo che origina quei sentimenti di disagio presente tra i credenti. Non è infatti cosa semplice decidere quale potrebbe essere la strategia più idonea per andare incontro al nuovo scenario, il quale del resto si è palesato con una radicalità e con una rapidità davvero impressionante - come ha giustamente scritto Aldo Schiavone: "oggi basta avere almeno quarant’anni per percepire la sensazione di distacchi epocali da interi mondi di abitudini e di comportamenti perduti, e che si stanno completamente dimenticando".

don Armando Matteo, assistente nazionale Fuci

 

[CzzC: ricorrono ripetutamente termini quali disagio, sforzo, fatica, che descrivono uno smarrimento da notte cupa e carichi da ernia, come se la Chiesa, ”colta di sorpresa” come dici tu, non indicasse più la via o la indicasse sbagliata, mentre a me pare che la sua bussola sia tutt’altro che guasta, ancorché la via indicata sia faticosa (ma è illuminata) con pesanti fardelli da portare, ma con un perché; e ciò senza inganni da 2000 anni e con diversi Concili, l’ultimo dei quali non mi pare che abbia tradito, come invece si sprecano ad accusare taluni conciliaristi di rottura a differenza dei conciliaristi di continuità].

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(*) «Le mamme smettano di giocare con la VITA ETERNA, troppo eterea per i giovani che vogliono vivere prima di morire» raccomandò a 300 persone che lo ascoltavano un catechista (che pensa esattamente come te) raccomandato dalla Diocesi a Rovereto il 03/02/2011 ed ivi applaudito anche dal decano che contestualmente si vantava di coltivare nostalgia per il ‘68.

(**) «Nel giudizio (finale) non si fanno questioni di preghiere, di riti, di pedaggi pagati al precetto festivo, non si accampano meriti derivanti dalla partecipazione a pellegrinaggi o alla recita delle novene. Il criterio è del tutto concreto, pratico, materiale»..

 

↑2009.04.21 Filosofia e metafisica sono destinate a scomparire? Lectio magistralis di Agnes Heller. Quando Hegel trasformò la metafisica da costruzione spaziale in costruzione temporale, aprì la strada alla distruzione della metafisica. Ma ci sono due parole base di cui nessuna filosofia può sbarazzarsi tranne che con l'autoinganno: Essere e Verità. Se le domande concernenti l'Essere e la Verità scompaiono, la filosofia giungerà al suo fine.