Discernimento sul GIANCARLO PELLEGRINI che scrive sulla rubrica «Sentieri» de l’Adige

succedendo a Farina, che usava la mano inguantata, mentre Pellegrini attacca con livore, con l’alibi del tutti uguali costruito fingendo di ignorare i diversi carichi di responsabilità all’interno della Chiesa. Andiamo avanti con fiducia, nonostante questi sermoni graffianti, e preghiamo per il Papa.

Non confondere il Pellegrini in titolo (1941-2013) con Padre Germano Pellegrini†2024.07 che fu rettore del Santuario delle Grazie.

[Pagina senza pretese di esaustività o imparzialità, modificata 03/07/2024; col colore grigio distinguo i miei commenti rispetto al testo attinto da altri]

Pagine correlate: dissenso denigrante

 

2013.01.20 <giornaletrentino> Folla a Mezzolombardo ai funerali di don Giancarlo Pellegrini, “don turbo”, amato per la passione delle opere e la sintesi delle omelie. «Era generoso, a volte impulsivo, con una grande fede», ha sottolineato il vescovo Bressan, che ha letto stralci della lettera con cui si dimise due anni fa, per motivi di salute, da parroco di San Michele all’Adige e Faedo, delle quali dal 1995 al 2011 don Pellegrini è stato parroco.

 

2004.08.01 A.Pellegrini don Giancarlo, via … , San Michele all'Adige (TN)

Oggetto: dalla lettura di “Sentieri” un mio parere e suggerimento.

  Don Giancarlo, mi permetto di scriverti - anche se non mi conosci - per la ragione appresso chiarita.

  Sono padre di famiglia con tre figli, 55 anni d’età, eletto 4 anni fa del Consiglio Pastorale Parrocchiale della Parrocchia di S. …..   in [Comune] (Parroco don …).

  Approfitto del tempo speso nel recarmi al lavoro in treno (sono impiegato a Verona presso l’organizzazione di una banca), per tenermi un po’ aggiornato con la lettura dei giornali: quando trovo articoli significativi in merito alla vita della Chiesa e alla cattolica “sollicitudo rei socialis” li passo via e-mail ad una lista di amici della parrocchia e dintorni, non di rado con accluso un mio commento personale. Il sabato o la domenica leggo Avvenire e la rubrica “Sentieri” de l’Adige, attualmente curata da te.

  Noto che la tua riflessione sulla Parola di Dio è alimentata da una preferenza per i poveri e gli oppressi, che, congiunta alla fede in Dio padre buono e misericordioso, riflette un edificante vissuto di evangelica Carità. Te ne sono grato.

  Adesso ti aspetti il “ma”: sì, è per questo “ma” che ti scrivo, perché agli amici, cui ho passato copia delle tue rubriche, ho anche comunicato la mia sofferenza per alcune tue espressioni che feriscono il mio amore alla Chiesa, intesa come popolo di Dio, Corpo mistico di Cristo, presieduta dal successore di Pietro, con la responsabilità del “depositum fidei” assistita dall’Azione dello Spirito che pure suscita dove vuole santi testimoni della Fede in Cristo Figlio di Dio Salvatore.

  Per fraterna cristiana lealtà e trasparenza, oltre che per grande rispetto della tua funzione sacerdotale, ritengo corretto comunicarti una sintesi dei commenti che ho diffuso nel giro di amici, anche perché tu potresti correggere o demolire l’interpretazione che io ho dato dei tuoi scritti.

  Se vorrai degnarmi di una risposta, nella massima libertà e compatibilmente con i tuoi impegni, la passerò ai destinatari delle mie e-mail.

  Ti prego di non amplificare, al di fuori del nostro diretto rapporto epistolare, questo mio scritto e l’eventuale tua risposta pertinente: ci sono troppi che traggono dalla dialettica interna alla Chiesa linfa per dileggiare l’azione pastorale della stessa.

 

  In cristiana fraternità.

     

 

Allegati stralci della rubrica “Sentieri” de l’Adige, con miei commenti.

Premessa 1:

·       agli amici ho sempre passato il tuo testo integrale; qui riporto stralci per brevità; ho aggiunto evidenze in grassetto, per immediatezza di riferimento; la sigla CzzC introduce il mio commento.

Premessa 2:

·       mi chiedo perché hai tanto bisogno di bacchettare l’autorità ecclesiastica, ignorando le migliaia di santi e i milioni di uomini che hanno seguito Cristo ed operato per il bene dei fratelli (seguono ed operano anche ora), attaccati fiduciosamente a quella Chiesa e guidati da essa, come membra al corpo di Cristo, senza chiudere gli occhi sulla fallibilità di discepoli e pastori.

·       Che differenza di edificazione e di sequela cristiana vedo tra il leggere la tua penna, quando si accanisce contro la “gerarchia”, e le testimonianze di tanti giovani ed adulti che compiono miracoli di bene umano, attraendo persone a Cristo e ringraziandolo perché fa accadere ciò grazie alla affezione alla suddetta sua Chiesa.

Premessa 3:

·       “casta et meretrix” è la Chiesa: tuttavia ciò possiamo riconoscere e correggere operando con pazienza ed umiltà ed evitando di parlarne male in pubblico. Vedi quanto dice in merito l’abbé Pierre per penna di Enzo Biagi.

18/07/2004 da pag 1 del Corriere. Il Romanzo del bene. Di Enzo Biagi.

«Sono un cattolico poco praticante, ma ho molto rispetto per certi preti. Cominciamo con Don Giovanni Fornasini, …. poi vorrei ricordare l'amico Don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia, ….

Leggo su Le Monde che la dignità della grand-croix è stata assegnata a Henri Groues, detto “l'abbé Pierre” fondatore dell'Associazione Emmaus. Anni fa andai a trovarlo a Esteville, vicino Rouen. …. Sa cos'è il freddo, la fame, il dolore: non c'è peccato che egli non abbia giudicato con misericordia. … Parlammo di tutto, non solo di Dio. Gli chiesi che cos'era per lui il comunismo: “Una tragica illusione. Ma dei comunisti come individui posso dire di aver conosciuto degli eroi”. Gli domandai anche se era sempre d'accordo con la Chiesa: “Anche la Chiesa, come tutte le parole sacre, è molto difficile da usare. Perché la Chiesa è Madre Teresa di Calcutta e altri mille santi, i crimini dell'Inquisizione, gli eccessi delle Crociate. Ma non accetto che un cristiano ne parli male pubblicamente, perché è mia madre”.

… ».  Enzo Biagi.

 

Estratti dalla rubrica SENTIERI de l’Adige da 24/04/2004.

 

24/04/2004 Si crede al Vangelo non ai preti

«Domani la lettura del Vangelo sottolinea la presenza di Pietro e del discepolo che Gesù amava, … Faccio una telefonata ad un collega … Arrivo e lo trovo piuttosto depresso. Mi allunga una lettera ricevuta in mattinata. Una rampogna curiale con citazioni del codice di diritto canonico. In gergo burocratico gli si fa notare che è vero che ha diritto a trenta giorni di ferie annue, ma non un giorno di più.

…  Cos´era successo; il decano partiva dalla sua sede per recare scartoffie varie e non trovava il parroco (con più parrocchie da servire); ne deduceva che il povero uomo non era mai presente. Ne faceva doverosa e confidenziale confidenza alla curia, che movimentava le sue rampogne. Ad onor del vero la stragrande maggioranza dei decani agisce con amicizia e anche con più intelligenza.

…  Un bel invito ad essere liberi. Diceva Mazzolari: Quando si entra in Chiesa ci si leva il cappello non il cervello. I credenti si comportino di conseguenza, non si crede ai preti ma al Vangelo di cui anche i preti sono a servizio.

[CzzC: il successore di Farina sulla rubrica SENTIERI si prodiga a fare pubblicità accusando la Chiesa, questa volta – eccezionalmente - citando un esempio ancorché anonimo. Sempre confondendo i fedeli, facendo scuotere la testa ai lontani, aizzando i nemici.

Andiamo avanti con fiducia, nonostante questi sermoni, e preghiamo per il Papa]

 

01/05/2004 il Pastore non è un padrone

«Molti hanno stravolto il senso della parabola fissando più l´attenzione sul gregge che deve “obbedire” alla Chiesa gerarchica tanto che di tale fatto ne hanno fatto un’ossessione sia ieri che oggi, nonostante il Concilio.

… Se vogliamo pensare ad un malinteso senso di autorità basta guardare ad esempio al periodo storico, agli inizi del secolo XX, passato sotto il nome di “modernismo”. Uno stuolo di preti e laici emarginati e perseguitati con un autoritarismo che non era certo evangelico.

 …. nella maggior parte degli aspetti del nostro vivere siamo di fronte agli altri nella condizione di gregge che si lascia guidare. Questo non dovrebbe capitare ai cristiani che sanno di avere in Dio il loro Signore e Padre; in ultima analisi sono responsabili di fronte a lui e non a potenze umane. Di fronte agli altri, compresi Papa, vescovi e preti, sono dei fratelli, liberi e uguali.

… Lo Spirito di Dio non è riservato ad alcuni, né in modo maggiore ai pastori nella Chiesa ma a tutto il popolo di Dio. Il «gerarca» è tale perché per primo deve ascoltare attentamente “il gregge del Signore” per poterlo servire. …»

[CzzC: mentre il predecessore, Farina, usava la mano inguantata, Pellegrini attacca con livore, con l’alibi del tutti uguali costruito fingendo di ignorare i diversi carichi di responsabilità all’interno della Chiesa. Andiamo avanti con fiducia, nonostante questi comizi, e preghiamo per il Papa].

 

08/05/2004 Alla base della Chiesa c’è l´amore

«Dove c’è bontà e amore, lì c’è Dio. …   Nella burocrazia ecclesiale sembra non valgano le autocertificazioni. … Le chiese, se vogliono essere fedeli al loro Signore devono testimoniare la piena unità in Cristo che non è verificabile nei documenti.  … »

[CzzC: a parte la digressione sulle autocertificazioni, trovo la riflessione bella ed edificante.]

 

15/05/2004 La pace dentro il mondo

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace …

Non è costruendo templi, chiese e monasteri che si fa la volontà del Cristo: la tentazione che tutti sperimentiamo consiste spesso nell’imprigionare Dio in formule e leggi, nel farlo a nostra misura, nel banalizzarlo. … E se dobbiamo costatare che il mondo è senza pace ricordiamo la promessa del Cristo nel vangelo di domani: “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore, vi do la mia pace”, accogliere questo dono viene prima di qualsiasi piano pastorale: prima di programmare bisogna agire divenendo costruttori di pace.

[CzzC: la nostra santa madre Chiesa, che umilmente tollera le invettive di questi suoi figli vanesii, pazientemente ci insegna a cercare la pace nel concreto dei diversi ambiti socio-politico-culturali dove le mani occorre anche sporcarsele: ha detto no alla guerra in IRAQ, ma non si allinea con il pacifismo dei «senza se e senza ma», e sa bene che si è fatta e si fa la volontà del Cristo anche «costruendo templi chiese e monasteri» che sono stati e sono faro di civiltà contro l'imbarbarimento del mondo. Nella “tentazione di imprigionare Dio in formule e leggi, nel farlo a nostra misura, nel banalizzarlo” è più facile che cadano alcuni che hanno marciato ad Assisi prima di essere arrestati come promotori di terroristi o altri della stessa marcia che brandivano da un lato la bandiera della pace e dall'altro una bandiera con su scritto

NO (simbolo della croce)

NO (simbolo della mezzaluna)

NO (simbolo della stella di David)

NO problem.

Non mi esprimo su Bonhoeffer, luterano morto nei lager nazisti, il cui grido sulla morte che sprigiona la libertà è ammirevole per la potenza emotiva che esprime un martire. Ma la nostra santa madre Chiesa ci invita a fare le OPERE impegnando tutta la nostra anima (limitata ma non cieca) e tutto il nostro corpo (fragile ma non prigione dell'anima, anzi tempio dello Spirito) indicandoci nei Santi i modelli da seguire per realizzare anche in questa vita, a costo di sacrificare la propria, la civiltà della verità e dell'amore, il regno di Cristo].

 

22/05/2004 Ma il cielo non è un luogo

«A catechesi uso come esempio l’immagine “correre a gambe levate” ….Oggi siamo tutti abbastanza informati per sapere che si può assicurare ben poco di «storicamente» vero della vita e delle opere di Gesù. La storia dei vangeli è una rielaborazione di fede dei racconti, dei detti e dei fatti di Gesù di Nazareth. Non fantasia, ma rielaborazione per trasmettere la fede in lui con immagini, scene, raccolte, e quant’ altro che, attraverso racconti, trasmettono la verità su colui che in vita essi hanno conosciuto come uno di loro e che ora credono sia stato l’inviato di Dio ».

[CzzC:

1) si può assicurare ben poco di «storicamente» vero della vita e delle opere di Gesù

    non mi pare che gli storici banalizzino tanto la storicità dei vangeli;

2) Non fantasia, ma rielaborazione per trasmettere la fede in lui con immagini, scene, …

    Ecco un nobile movente (trasmettere la fede) della non storicità: hanno "rielaborato",

    eufemismo per non dire "inventato"

3) Il resto, sulla «fisicità» della sua presenza nella comunità dei credenti, è tanto bello che

    sembra contraddire l'iniziale scetticismo storico.

    Mi piacerebbe sentire la parola autorevole della Chiesa sui primi due punti].

 

29/05/2004 Missionari trucidati in Anaunia

«Come oggi 1607 anni fa in Sanzeno si consumava il barbaro massacro dei tre martiri …

Oggi le chiese si affidano a colluvie di documenti per farsi sentire: le analisi, fatte da specialisti, le soluzioni prospettate piene di equilibrio dove tutto è calibrato a dovere, spesso però poco incisive, punto profetiche! …..»

[CzzC: arrivato a metà della lettura mi meravigliai di non aver incontrato la solita staffilata contro la Chiesa. Ma eccola «Oggi le chiese si affidano … ».

Siamo alle solite accuse ritrite e sciorinate senza alcun esempio concreto].

 

12/06/2004 La messa, tra padre Pio e don Loner

«… Girano fra le nostre parrocchie estratti sulle esperienze mistiche di Padre Pio nella celebrazione della messa. Dal titolo già si avverte l'ambiguità dell'operazione: "Padre Pio e la messa di sempre”.  … L'operazione culturale dei falsi profeti che divulgano quelle esperienze mistiche di Padre Pio come verità di fede, vanno bollati per quello che sono: fratelli travestiti da lupacchiotti, che inquinano la fede.

…  Don Valentino, il parroco di Mezzocorona, che ci ha lasciati repentinamente pochi giorni fa, è apparso, dalla testimonianza del popolo credente presente ai suoi funerali, autentica eucaristìa. La serie impressionante di testimonianze hanno saputo dire: tu per noi sei stato pane spezzato, sei stato eucaristia per il nostro popolo. Lo fu anche per quelli di Faedo cui fu inviato in un momento difficile per quella comunità. Posso dire che alle spalle l'istituzione non lo aiutò affatto. Il vescovo di allora agì con severità, con insipienza, da funzionario, le cui scelte avrebbero dilacerato ulteriormente quella parrocchia. Don Valentino pagò con uno stile eucaristico, donando se stesso per ricomporre la divisione. Tutti gliene hanno dato atto. ….. Celebrare il Corpo di Cristo significa donare con generosità: le paure non si addicono alla fede, la vita donata è il vero Corpo del Signore, la sua vera carne il suo vero sangue.»

[CzzC:

1) Condivido non nei toni ma assai nel merito le osservazioni sulle operazioni editoriali che «divulgano quelle esperienze mistiche di Padre Pio come verità di fede» e sull'«attaccamento acritico al passato».

2) Circa don Valentino Loner, penso siano molti quelli che, come me, non ricordano i fatti per cui «Il vescovo di allora agì con severità, con insipienza, da funzionario, le cui scelte avrebbero dilacerato ulteriormente quella parrocchia.». Così oltre che pesante diventa non del tutto leale l'accusa al vescovo di allora che non è più tra noi per replicare.

3) Vero è che «Celebrare il Corpo di Cristo significa donare con generosità» anche se non è solo questo, mentre l'insistenza sull'aggettivazione «vero» nell'affermazione «la vita donata è il vero Corpo del Signore, la sua vera carne il suo vero sangue» pare voglia significare che «solo la vita donata è ...», pare voglia negare la sacramentalità della consacrazione eucaristica].

 

19/06/2004 L'amore prima della legge

«Ci vengono continuamente sottoposte inchieste di ogni genere. … Don Mazzolati, il grande prete (1890-1959), ci ha dato lezioni magnifiche sulla misericordia quale atteggiamento fondamentale della Chiesa, pagando di persona a causa di un gruppo di tonti dalle vesti rosse che credevano di poter decidere tutto a Roma, facendo della Chiesa un potere fra i tanti poteri che schiacciano l'uomo più che liberarlo. …»

[CzzC:

Anche qui saranno molti i lettori che non ricordano per quali pronunciamenti di don Mazzolari la Chiesa sia intervenuta e lo abbia ripreso; se fosse ben documentato il contesto, qualche lettore potrebbe dedurre che l’intervento della Chiesa fu appropriato. Così, invece, resta nella memoria del lettore l’immagine dei “tonti dalle vesti rosse” secondo la collaudata prassi 68ina “dai, dai, colpisci, accusa, qualcosa resterà”.

 

26/06/2004 Non siamo padroni di niente

«… Noi siamo inclini, anche se siamo buoni cristiani, a sentirci padroni. Perfino nel linguaggio tradiamo la voglia di possesso: «i nostri figli!», «il mio gruppo» ecc., …..

Il «nostro gruppo» ci può rendere fanatici e ci porta ad agire come Giacomo e Giovanni che davanti al rifiuto dei samaritani invocano i fulmini per distruggerli.

  Pensiamo all'ossessione dell'ortodossia che ha portato solo guasti alla Chiesa. Gesù non ha mai sbavato per l'ortodossia. Nell'ultimo decennio nella Chiesa tridentina abbiamo dovuto ingoiare rospi con sofferenze acute e conseguenze pesanti (tuttora presenti) a causa  dell' atteggiamento del vescovo Sartori che ha oscurato le sue doti con una caccia alle streghe inutile e dannosa per la sua mania dell'ortodossia. …»

[CzzC: forse Pellegrini pensa di essere solo lui a disposizione dei più poveri. Dall'alto della sua presunta purezza di spirito, non suppone nemmeno che anche il Vescovo Sartori si prodigasse per tutti i suoi figli ed esercitasse l'autorità come servizio e non usasse la proprietà come egoistico godimento, ma esercitasse anche il suo dovere di Pastore per tenere i fedeli uniti alla Chiesa di Cristo, anche a costo di dolorosi quanto provvidenziali distinguo, in particolare verso quel potente gruppo che abbracciava fanaticamente la teologia della liberazione, lanciando fulmini dal pulpito in piazza e sui giornali per distruggere quelli che osavano dissentire dalla loro ideologia ed anche oggi si ergono profeti e giudici con le parole di Cristo «via da me voi che vivete falsamente». Chissà cosa avrebbero detto del defunto Vescovo Sartori se avesse inveito contro quel gruppo con le suddette parole.

Pellegrini come Paul Renner; che due anni fa durante una meditazione nella nostra Chiesa di S. Giuseppe a chi gli chiedeva chi fossero oggi i profeti rispondeva che profeta è Zanotelli e che il precedente Vescovo di Trento, quando commemorando Rosmini diceva «ah se la Chiesa lo avesse ascoltato», aveva la pistola ancora fumante per aver appena fatto fuori un profeta e che profeti siamo noi quando andiamo a rompere le scatole al Vescovo chiedendo del ministero femminile, dei divorziati, dell’embrione.

 

03/07/2004 Essere «stanati» da Dio

«Durante le feste vigiliane, dai mass media è stato lanciato un acuto grido di dolore: non ci sono più vocazioni, nessuno entra quest'anno in seminario. …»

… Ho assistito alla processione dei sacerdoti il dì di S. Vigilio incamminati verso il duomo: la gioia di cui parla oggi il vangelo non sprigionava dai loro volti o atteggiamenti. Che differenza dallo spirito di entusiasmo e dinamismo che sprigiona dal vangelo odierno.

… Ogni giorno entrando nella mia Chiesa dedicata a S. Michele, rivedo il suo mito scolpito nella pietra che rappresenta la descrizione dell'apocalisse con la vittoria dell'arcangelo sul drago. È la battaglia sempre attuale: è la vittoria su ogni terrorismo, non con le armi e le furbizie umane, ma con il «shalom» cioè con la pace il cui concetto biblico è la pienezza di ogni benedizione da Dio. Sembra di sentire l'eco di certe immediate reazioni: Siete dei pacifisti senza il filo della schiena. Gesù non fa demagogia: la sua pace è pagata con la croce e chi rifiuta la sua pace egli lo qualifica come Sodoma «il luogo triste". Non è una minaccia perché lui stesso si è fatto delinquente e ha pagato la conseguenza del rifiuto di pace che ha toccato in modo infinito il cuore di Dio provocando in lui un amore infinito. Infatti i credenti in Dio lottano contro i «demoni» perché la nostra lotta non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro il male che le tiene schiave. La gioia dei successi «pastorali» dei discepoli non deve renderli superficiali: il male è sottomesso nel nome di Dio, bisogna perciò prestare attenzione ai colpi di coda del drago ferito e vinto, altrimenti la nostra condizione diventa peggiore di prima. …»

[CzzC: parrebbe, da questa diagnosi semplificata di Pellegrini, che la causa della carenza di vocazioni sia da ricercare nella indisponibilità degli uomini ad essere operatori di pace nella modalità che attira l'accusa di «pacifisti senza il filo della schiena». Se non fosse per la radicalità del «senza se e senza ma» che trasuda dal «shalom» di Pellegrini, direi che questa volta la sua è una bella riflessione.

È bello sentir riaffermare che la pace biblicamente intesa è «pienezza di ogni benedizione da Dio» e che «la nostra lotta non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro il male che le tiene schiave».

 Ma operatori di pace, benedetti da Dio, possono essere anche quelli che, in circoscritte eccezionali situazioni, ricorrono alle armi (su istanza ONU) per impedire che tirannie criminali facciano scempio delle creature di Dio. E se questi operatori di pace, così facendo, evitassero l'accusa di essere «senza il filo della schiena», dovranno sfidare gli anatemi dei sedicenti operatori di pace «senza se e senza ma», e forse anche l'accusa di non essere biblicamente cristiani].