Don DIVO BARSOTTI 1914-2006

<Wikipedia> presbitero e monaco italiano, fu tra le figure spirituali più importanti del XX secolo; fondatore della Comunità dei Figli di Dio; insegnò teologia per oltre un trentennio alla Facoltà teologica di Firenze; da giovane riscoprì la fede in seguito all'incontro con il cristianesimo russo, conosciuto attraverso l’opera letteraria di Dostoevskij.

Dopo la 2ª guerra mondiale, per interessamento di Giorgio La Pira, don Divo si trasferì a Firenze. Nel 1947 iniziò la direzione spirituale di un gruppetto di donne che porterà alla nascita della “Comunità dei figli di Dio”. Molte le persone di rilievo che dialogarono con don Divo, sia sul piano dell'amicizia che sul piano del confronto teologico: tra gli altri Hans Urs von Balthasar, Jean Daniélou, Henri-Marie de Lubac, Giuseppe Dossetti, Marcello Candia, Giorgio La Pira, Luigi Giussani, Giacomo Biffi.

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↑2014.09.15 Don Divo Barsotti: "non può esistere una 'nuova chiesa'. la chiesa è solo quella che è in continuità con la chiesa di sempre, in continuità con il magistero di sempre". ... Non posso riconoscere la Chiesa di oggi se questa non è la Chiesa del Concilio di Trento, se non è la Chiesa di Francesco e di Tommaso, di Bernardo e di Agostino. Io non so che farmene di una Chiesa che nasca oggi. Se si rompe l'unità, la Chiesa è già morta. La Chiesa vive soltanto se, senza soluzione di continuità, io sono nella Chiesa uno con gli Apostoli per essere uno con Cristo.  Dobbiamo vivere della tradizione, sentirci fratelli e discepoli non solo di un Dio, ma di un Dio che si comunica a noi attraverso i Padri, e i Padri sono, nell'ininterrotta successione dell'episcopato, del sacerdozio ministeriale, Basilio e Giovanni, Agostino e Gregorio, Bernardo e Tommaso, fino ad Alfonso, a Newman, a Rosmini, a Pio XII; sono oggi i vescovi del Concilio, e, primo fra tutti il Papa. Ma sono anche i santi di tutte le epoche, di tutti i paesi. Nei confronti di tutti, io sono un figlio che riceve la vita. Non si vive nella Chiesa l'amore, se si esclude questo rapporto, non soltanto di fraternità ma di filiazione e questo rapporto è vissuto fondamentalmente nella dipendenza al magistero".